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Tag: delibera agcom n. 523/09/CONS

feb
21
2012

Digitale terrestre: al via nuova classificazione Agcom per i decoder digitali

21 feb 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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Dopo ben 3 anni di indigini preliminari finite nel dimenticatoio, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha deciso di rimettersi al lavoro per classificare i decoder della tv digitale per la ricezione dei programmi televisivi in qualsiasi piattaforma trasmissiva (terrestre, satellitare, IPTV), e soprattutto per definire le regole per imporre al mercato l’introduzione del decoder unico.

Per Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum, si tratta di una svolta storica. Grazie infatti all’incessante e pressante impegno di Adiconsum, che nel 2006 denunciò all’Agcom il mancato rispetto della normativa sul decoder unico, in grado cioè di ricevere i canali televisivi da qualsiasi piattaforma sia essa terrestre, satellitare che IPTV, si è svolto il primo incontro del tavolo tecnico che si occuperà della classificazione dei decoder digitali.

Ma non tutto è oro quello che luccica. La classificazione, ora stilata da organismi privati, sarà a cura di un organismo pubblico quale l’Agcom, che dovrebbe garantire l’imparzialità. La realizzazione tecnica della classificazione dei decoder è stata affidata dall’Agcom alla Fondazione Ugo Bordoni (FUB), organismo terzo sicuramente competente, ma responsabile anche dei tanti disservizi dell’introduzione del digitale terrestre e della carente informazione fornita al cittadino ad ogni switch-off digitale.

Sarà inoltre consultabile sul sito dell’Agcom il data base dei decoder classificati realizzato dalla FUB. Come nei tentativi passati la classificazione sarà dinamica, terrà cioè conto dell’evoluzione tecnologica. Per questo verrà costituito un tavolo tecnico permanente composto dai costruttori, distributori, catene di vendita, distributori di contenuti (che non avranno alcuna intenzione di stabilire le normative per il decoder unico) e le associazioni consumatori.

Il vantaggio per il consumatore – prosegue Giordano – consiste nella possibilità per il consumatore di identificare immediatamente le caratteristiche del decoder che vuole acquistare, anche di quello interno al televisore e di quello in comodato d’uso, in relazione alle caratteristiche tecniche e alle capacità di ricezione multipiattaforma (terrestre, satellitare, IPTV). Adiconsum – conclude Giordano – vigilerà perché tutto ciò avvenga secondo quanto stabilito dalla delibera dell’Agcom 255/11. Speriamo sia la volta buona.



feb
14
2011

Agcom avvia la consultazione sul Decoder Unico per la Tv Digitale che nessuno vuole

14 feb 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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Come riportato recentemente dalla rivista specializzata Newslinet, la “lunga” e “faticosa” ricerca da parte dell’Autorità garante per le comunicazioni dell’adozione del decoder unico per la tv digitale dopo ben 2 anni è terminata. E i risultati di questo “immane” lavoro sembrano condurre paradossalmente l’Agcom ad una nuova e forse inutile ricerca.

La Delibera N. 630/10/CONS pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27/01/2011, infatti dichiara che l’Autorità ha avviato la “Consultazione pubblica sullo schema di classificazione dei decodificatori per la ricezione dei programmi televisivi in tecnica digitale nell’ambito dell’istruttoria avviata con delibera n.523/09/CONS”, perchè non è stato possibile imporre nel mercato italiano un dispositivo standard (decoder ibrido) in grado di ricevere indiscriminatamente tutte le piattaforme tv digitali (per i canali in chiaro), a causa della violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e dei principi dell’ UE in materia di libera circolazione delle merci e dei servizi.

Nel settembre del 2009 infatti sotto le pressanti richieste delle associazioni di consumatori l’Agcom diede inizio a un’indagine preliminare sulla tv digitale per stabilire il grado di accessibilità delle piattaforme tv e quanto e come dovrebbero essere  modificati gli standard adottati nel mercato. Ma già dalla metà degli anni ’90, epoca dell’introduzione delle tv digitali, si ipotizzava l’adozione di un decoder unico, cioè un dispositivo set-top-box in grado di ricevere i programmi tv da diverse piattaforme: tv analogica (ormai desueta), tv digitale terrestre e satellitare, tv via cavo, tv via Internet. E dal 1995 anche l’Unione Europea ha imposto ai  governi europei di garantire la piena ricezione dei programmi tv in chiaro, attraveso l’uso di dispositivi e standard univoci.

Dopo due lunghi anni è passata un bel pò d’acqua sotto i ponti, e il mercato della tv digitale italiano(terrestre e satellitare) si è trasformato ed è in continua evoluzione, ma nessuno sembra mostrare la benchè minima volontà di garantire il diritto di accesso universale dei canali in chiaro.  L’Agcom ha perciò approvato il 10 dicembre scorso una nuova indagine, scartando definitivamente l’istruttoria partita nel 2009 finalizzata ad “accertare le caratteristiche delle diverse tipologie di apparati per la ricezione dei segnali televisivi digitali in commercio in Italia”.

Eppure varie associazioni nazionali a tutela dei consumatori, come l‘Adiconsum, che manifestarono in primis lo stato d’incertezza da parte degli utenti nell’acquisto e la difficoltà di utilizzo dei decoder e delle tv per la tv digitale, dimostrarano ampiamente all’epoca che già allora esistevano apparecchi e decoder che possono condividere i numerosi standard che le tv pubbliche e private adottano per veicolare, codificare e criptare i propri contenuti. E invece data la complessità e la molteplicità degli apparati di ricezione e la continua evoluzione del mercato della tv digitale, l’Autorità (che spesso non ha motivo di chiamarsi in questo modo) ha deciso di non pestare i piedi a nessun operatore del settore, nel nome della libera concorrenza, e di accantonare (o chiudere) l’indagine della delibera n. 523/09/CONS del 14/09/2009, la quale avrebbe dovuto classificare tutti i decoder e dispositivi per l’adozione dei decoder unici (o ibridi), in modo da fornire ai consumatori un ulteriore strumento di conoscenza nell’acquisto e nell’uso di tali apparati. Anzi l’Agcom stessa è andata oltre, approvando paradossalemnte nello stesso 2009 la costituzione di una piattaforma satellitare come Tivù Sat (Rai, Mediaset, TI Media) che trasmette solamente canali in chiaro, ma che adotta tecnologie e standard di codifica chiusi e vincolanti (con prodotti che distribuisce e vende sotto lo stesso marchio).

Ora la mossa finale e probabilmente inconcludente, almeno per quanto concerne la causa del decoder unico, sarà quella dell’introduzione di un sistema di classificazione degli apparati riceventi relativi a tutte le piattaforme Tv, che sarà sottoposta a consultazione pubblica, con lo scopo ultimo di fornire agli utenti gli strumenti di orientamento per individuare la tipologia di decoder più adatta alle proprie esigenze. Una buona e lodevole iniziativa, ma forse l’ultimo atto che sancisce la definitiva fine del decoder unico…



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