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Asta LTE: tutti i big fanno domanda. Manca Poste Italiane
Parte la gara per l’assegnazione delle frequenze per la banda larga mobile. A mezzogiorno di ieri sono scaduti i termini per la presentazione delle domande per partecipare all’asta LTE che assegnerà 255 MHz di spettro elettromagnetico liberato dalla Difesa e dai canali locali del digitale terrestre (attualmente ancora occupati). E si sono presentati tutti i big della telefonia mobile: Telecom Italia, Wind, Vodafone, H3G hanno infatti presentato la domanda di ammissione alla gara dalla quale il governo si aspetta di incassare tra 2,4 e 3,1 miliardi di euro. A sorpresa ha presentato la domanda anche la Wimax company Linkem, azienda leader nelle reti wireless ad alta velocità (WiMax, Wi-Fi, Hiperlan). Assente invece Poste Italiane (PosteMobile).
Nella gara per il 4G verranno battuti all’asta 8 blocchi suddivisi per frequenza in 23 lotti complessivi (le frequenze 800, 1800, 2000, 2600 MHz). Il Blocco 1 a 800 MHz (1 lotto) parte da 353.303.732,16 euro. Blocco 2 a 800 MHz (5 lotti) da 353.303.732,16 euro. Il Blocco 3 a 1800 MHz (3 lotti) verrò battuto a partire da 155.869.293,60 euro. L’offerta relativa al Blocco A a 2600 MHz (1 lotto) ha un importo minimo di 36.802.472,10 euro. Il Blocco C nella banda a 2600 MHz parte da 36.802.472,10 euro (1 lotto). Il Blocco 2600G si riferisce a 2600 MHz (11 lotti) con importo da 30.668.726,75 euro. L’ottavo blocco è il Blocco 2600S a 2600 MHz, importo minimo 30.668.726,75 (1 lotto).
Entro 4 giorni il Ministero dello sviluppo economico comunicherà le telco ammesse. Le società ammesse dovranno presentare le offerte entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ammissione, e cioè entro il 29 agosto. Successivamente le offerte economiche saranno aperte in seduta pubblica prevista per il giorno 30 agosto. E dal 31 partiranno gli eventuali rilanci, anche per i lotti per i quali non hanno presentato offerte.
Nonostante il via da parte del Ministero per la gara del 4G, rimane però ancora aperto il contenzioso con il comparto delle emittenti televisive locali per quanto concerne la liberazione delle frequenze sugli 800 MHz. Entro il 30 giugno del 2012, per disposizioni di legge (decreto Omnibus e manovra correttiva), i canali 61-69 UHF dovranno obbligatoriamente essere messi a disposizione degli operatori di telefonia mobile, autorizzate a sfruttarli dal primo gennaio 2013. Le associazioni delle tv locali Aeranti-Corallo e FRT da mesi protestano per l’assegnazione di indennizzi irrisori (10% dei proventi dell’asta) come compenso per la liberazione dei canali, e per l’utilizzo da parte del governo di leggi “marziali” per l’esproprio di stato delle frequenze, che, in caso di occupazione oltre i termini, prevedono la “disattivazione coattiva” degli impianti da parte della Polizia.
Sempre per disposizione di legge le emittenti locali non potranno riottenere i canali pur vincendo eventuali ricorsi presso la giustizia amministrativa. Il governo, infatti, ha previsto, in caso di accoglimento dei ricorsi al TAR del Lazio, la sola possibilità di un risarcimento economico, ma non l’autorizzazione della prosecuzione dell’esercizio delle frequenze attualmente occupate. Per questi motivi le tv locali minacciano di boicottare gli imminenti Switch-off del digitale terrestre previsti per questo autunno.
CARTv: il governo vuole annientare le tv locali
Con un durissimo comunicato diffuso ieri dal Coordinamento Associazioni Radio Tv, i sindacati che rappresentano il comparto delle emitenti locali, denunciano i soprusi e contestano le decisioni del governo sull’esproprio alle sole tv regionali delle frequenze tv (i canali 61-69 UHF) da destinare all’asta LTE per la banda larga mobile.
Le tv locali festeggiano “a lutto” il 35° anniversario della sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale che le liberalizzava: il Governo si prepara a chiuderle!
Il 15 giugno, si sono svolte presso l’Agcom le ultime audizioni affinchè possa essere definito ed emanato il nuovo regolamento relativo alla radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale. Il 14 giugno, il Ministro dello Sviluppo Economico On. Paolo Romani ha riunito il Comitato dei Ministri, costituito ai sensi del DPCM 10 giugno 2011, per l’assegnazione agli operatori telefonici dei diritti d’uso relativi alle frequenze occupate legittimamente dalle tv locali. Il Comitato ha esaminato i principi cui dovrà attenersi la procedura di gara e le relative tempistiche, definendo le basi d’asta. In particolare, il bando sarà pubblicato il prossimo 25 giugno, con la previsione di concludere le procedure entro il 30 settembre 2011.
Lo scorso 25 maggio, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 122 del 27 maggio 2011 assumendo il numero 75/2011. Tale norma, contiene tra l’altro, all’art. 4, le inaccettabili disposizioni relative ai nuovi criteri per la transizione al digitale per le tv locali.
Questo iter amministrativo, iniziato con gli articoli da 8 a 13 della legge n. 220/10 – legge di stabilità 2011 , porterà a breve alla vendita forzata delle frequenze da UHF 61 a UHF 69 legittimamente occupate dalle tv locali. Dal ricavo della vendita all’asta (circa 2,4 miliardi di euro) alle telcom per la banda larga in movimento, solo il 10% sarà corrisposto quale indennizzo alle tv locali.
Tutto ciò è contro la carta costituzionale che garantisce la libertà d’impresa e costituisce il primo caso in Europa di esproprio a danno di soggetti privati ( le tv locali ), per fornire ad altri privati ( le telcom ) quanto espropriato.
Il CARTv e le tv locali ricorreranno in tutte le competenti sedi contro queste normative che di fatto, determineranno la chiusura di almeno 200 tv locali , lasciando senza lavoro migliaia di collaboratori e di aziende dell’indotto. Il CARTv indice a riguardo una conferenza stampa, martedì 28 giugno alle ore 15 in Roma presso l’Hotel Nazionale, P.zza Montecitorio 131.
Asta LTE. Il governo alle tv locali: “liberare le frequenze o niente indennizzo”
Il governo, dopo il comitato dei ministri svoltosi ieri, cerca disperatamente di sbrogliare la vicenda dell’importante gara per le frequenze dello spettro elettrmognetico da destinare ai servizi della banda larga mobile.
A fronte delle lamentele delle telco, Telecom Italia in primis, che non vorrebbero acquistare a caro prezzo le licenze di frequenze ancora occupate dalle televisioni, e in vista della terribile ipotesi di ritrovarsi un’asta LTE deserta, l’esecutivo rassicura gli operatori telefonici con le solite imposizioni di forza. Il ministro dello sviluppo, Paolo Romani, ha dichiarato che si tratta di preoccupazioni infondate e che le frequenze vanno liberate sicuramente entro il 1° gennaio 2013.
Le tv locali infatti, uniche emittenti in tutto il mercato tv che dovranno cedere obbligatoriamente le proprie frequenze (i canali 61-69 UHF) fra i 300 MHz dello spettro in gara, minacciano da mesi numerosi ricorsi al TAR se non avranno in cambio i giusti indennizzi (chiedono il 20% dei ricavi totali) per l’espropriazione delle risorse frequenziali. Il meccanismo messo a punto nel Decreto Omnibus prevede che le tv locali possano usufruire del risarcimento oppure spostarsi sui multiplex di emittenti più grandi perdendo così autonomia di operatore.
Ma Romani ha trovato la “soluzione”: niente indennizzo per le tv locali che libereranno le frequenze occupate dopo il giugno del 2012 e per le compagnie telefoniche promette una prima maxi rata da oltre un miliardo di euro da pagare entro settembre di quest’anno.
Due mosse a sorpresa del governo al fine di accelerare l’asta LTE, che dovrebbe far arrivare nelle casse dello Stato 3,1 miliardi di euro, secondo le stime più recenti dichiarate sempre ieri dal ministro. Nello specifico l’azione di forza nei confronti delle emittenti locali e la promessa di una mega dilazione dei pagamenti per le frequenze, ideate dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e non ancora formalizzate, sono considerate decisive per convincere i network regionali a scendere a patti con il governo, che ha promesso alle stesse tv locali uno sforzo ulteriore per aumentare la cifra di 240 milioni di euro dell’indennizzo.
La scelta poi di dilazionare nel tempo il pagamento delle licenze dei canali dello spettro da parte delle società telefoniche, potrebbe essere una carta vincente per convincere le telco, che però dovrebbero mettere sul piatto, a gara avvenuta e quindi entro il 30 settembre 2011, quasi il 50% dell’importo totale e quindi oltre un miliardo e mezzo di euro, versando poi il resto a rate quando avranno la disponibilità effettiva delle frequenze.
Secondo le indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza, la scelta del governo di incassare prima del tempo parte degli introiti della gara per le frequenze è dovuta a necessità di finanza pubblica (gran parte dei ricavi dell’asta infatti sono da inserire nel bilancio della Legge di Stabilità 2011), legate alle ristrettezze chieste dalla stessa Unione Europea in questo periodo di crisi del debito sovrano.
Digitale terrestre. Romani: “Incentivi tv locali legati ai ricavi dell’asta LTE. Troppi 720 mln richiesti”
Più incentivi alle tv locali per lasciar libere le frequenze tv solo se i proventi dell’asta LTE saranno superiori ai 2,4 miliardi. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, nel corso del Radio Tv Forum di Aeranti-Corallo. Intanto il decreto Omnibus con le disposizioni sul digitale terrestre passa alla Camera con voto di fiducia.
Ieri 24 maggio con 313 si, 291 no e 2 astenuti l’Aula di Montecitorio ha approvato con voto di fiducia il famigerato decreto Omnibus che predispone, tra le innumerevoli misure (come lo stop ingannevole al programma del nucleare), i termini per stabilire il calendario definitivo per il passaggio al digitale terrestre (prorogati al 30 settembre 2011), quelli per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze televisive (da fare entro il 30 giugno 2012), e soprattutto le norme che ragolamentano l’esprorio per legge dei canali 61-69 UHF delle tv locali, i vista dell’asta da 2,4 miliardi di euro per la banda larga mobile.
Marco Rossignoli, coordinatore dell’associazione Aeranti-Corallo, in occasione del RadioTv Forum, ha evidenziato le difficoltà del settore televisivo locale imposte dal passaggio al digitale terrestre e ha chiesto ripetutamente un consistente aumento degli incentivi: «La legge di Stabilità 2011 ha sottratto alla radiodiffusione televisiva 9 frequenze tv, quasi esclusivamente dalle tv locali, per destinarle attraverso una gara ai servizi di comunicazione mobile in banda larga. Tale riduzione – ha aggiunto Rossignoli - ha la conseguenza che le frequenze sono ora insufficienti per consentire a tutte le tv locali di diventare operatore di rete nelle aree ancora da digitalizzare e di continuare a svolgere tale attività nelle aree già digitalizzate».
La legge riserva alle tv locali un terzo delle frequenze, ma il decreto appena approvato nega questo diritto riducendo il numero dei canali attraverso delle graduatorie per regioni e per aree tecniche ai fini del rilascio dei diritti di uso delle frequenze per le trasmissioni televisive digitali terrestri. Aeranti-Corallo non accetta che siano sottratti questi nove canali alle sole emittenit regionali, mentre saranno assegnate gratutitamente nel beauty contest altre 6 frequenze alle tv nazionali, e propone che siano sottratte solo tre frequenze alle locali e mentre le altre sei dovrebbero essere prese dalle tv nazionali.
Secondo Rossignoli poi gli indennizzi previsti dalla Legge di Stabilità (il 10% dei ricavi dell’asta LTE) sono talmente irrisori da non incentivare certamente nessuna tv locale a cedere le frequenze attualmente occupate. L’associazione chiede di triplicare almeno questi contributi (720 milioni di euro) per avvicinarsi ai valori minimi di mercato delle frequenze di trasmissione, e propone inoltre nuove norme di indirizzo del mercato pubblicitario, come sgravi di imposta per le aziende che acquistano spazi pubblicitari sull’emittenza locale e come il divieto di trasmissioni pubblicitarie per le pay-tv.
Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, presente anch’esso al RadioTv Form di Aeranti-Corallo, ha risposto che è possibile aumentare gli incentivi per le tv locali, ma solo in base ai ricavi ottenuti attraverso la gara per le frequenze tv per la banda larga mobile, che il governo, secondo le ultime indiscrezioni, vorrebbe realizzare nel prossimo mese di agosto. Secondo Romani i 240 milioni di euro di contributi non sono briciole, ma le regole per ora non consento di superare questa cifra nel caso che la gara frutti più soldi di quelli previsti. Se però i ricavi saranno maggiori di quelli attesi il Ministero potrebbe concedere il 10% reale dell’incasso al settore delle tv locali, ma esclude categoricamente che possa arrivare a 720 milioni.
La guerra giudiziaria da parte delle tv locali, con l’annunciata pioggia di ricorsi al Tar del Lazio, è quindi certa, come è certo che, senza una garanzia di effettiva disponibilità delle frequenze, la maggior parte degli operatori tlc diserterà l’asta e farà leva sul prezzo dei canali. Si prospetta quindi il rischio di un rinvio sine die dello sviluppo delle reti della banda larga mobile, unica vera infrastruttura che può contrastare nel breve periodo il digital divide nostrano, e l’avvio di un periodo indefinito di incertezza operativa per le tv locali.
Per quanto riguarda il beauty contest per il digitale terrestre – la procedura per assegnare cinque frequenze digitali alle tv nazionali - il ministro Romani e Corrado Calabrò, presidente dell’Agocm, spiegano che si tratta di una scelta obbligata, imposta dall’Ue. «Il beauty contest non è una procedura che abbiamo condiviso come immaginata da noi, ma è una mediazione internazionale, è figlia di un’infrazione (provocata dalle disposizione sul dividendo digitale della legge Gasparri 2004 che ha negato il pluralismo sulla nascente piattaforma digitale terrestre- ndr), è stata imposta dalla Commisione europea per mettere a posto un meccanismo che guarda caso riguardava l’anomalia italiana in campo televisivo». Il ministro ha spiegato che la settimana scorsa sono stati trasmessi gli ultimi particolari a Bruxelles e il beauty contest dovrebbe tornare legittimato dal bollino europeo. «È vero che al beauty contest partecipano gli incumbent ma è anche vero che questi non occuperanno tutte le frequenze. Alla gara potranno partecipare anche i nuovi entranti. Non ho ancora capito chi sono i nuovi entranti, a Bruxelles pare che ce ne siano tanti, io non ne ho ancora visto uno», ha chiuso Romani.
Bernabè (Telecom Italia) :”Frequenze tv asta LTE troppo care”
Scoppia il caso dell’asta per frequenze tv per la banda larga mobile. Sono molte le società tlc che lamentano difetti nei termini della gara che assegnerà le frequenze tv, ma la prima ad uscire allo scoperto è l’ex-monopolista Telecom Italia attraverso una lettera del suo ad Franco Bernabè indirizzata al ministro dello sviluppo Romani e a quello dell’economia Tremonti.
Il numero uno di Telecom afferma che i 2,4 miliardi di euro stimati dal governo e dall’Agcom per l’acquisto da parte delle telco delle licenze delle frequenze tv (i canali 61-69 UHF) in palio nell’asta LTE sarebbero eccessivi, perchè «l’effettiva e completa liberazione dei canali da parte delle tv locali appare incerta, e perchè devono essere ancora disciplinate le modalità e i tempi della liberazione delle frequenze, la cui implementazione potrebbe portare ad un contenzioso dagli esisti imprevedibili».
Le associazioni delle emittenti locali infatti non mollano (sono gli unici operatori tv costretti dal decreto legge Omnibus a cedere i canali), e chiedono al governo una maggiore somma di indennizzo per lasciare i propri multiplex ora occupate dalla tv digitale terrestre. A Bernabè non piace pure la recente delibera dell’Agcom che ha imposto una riduzione delle tariffe di terminazione mobile. Ulteriore limitazione che sommata al prezzo per l’acquisto delle frequenze per la banda larga mobile potrebbe determinare un ribasso dei ricavi e un aumento dei costi per Telecom Italia. (MF – Milano Finanza)
Digitale terrestre: l’emorragia di ascolti delle tv locali
Il digitale terrestre all’italiana è un grande pasticcio indigesto per molti operatori e milioni di utenti. E le tv locali, che rappresentano il settore più danneggiato dalla transizione, subiscono un’emorragia di ascolti continua e inflessibile.
Le cause sono da ricercare nell’inadeguatezza tecnologica di alcuni decoder a basso costo (molto venduti), negli strani criteri con i quali il governo e il Ministero dello sviluppo economico hanno assegnato le frequenze nel passaggio al digitale terrestre, e infine nella tardiva e carente attuazione della numerazione automatica LCN dei canali sui tv e sui telecomandi. C’è pure da considerare la vasta frammentazione degli ascolti che sta coinvolgendo tutte le emittenti (nazionali e locali) dovuta alla proliferazione dei canali sulla piattaforma digitale.
Nel Lazio, dagli Switch-off nel novembre del 2009, si sta verificando una vera e propria “fuga” di telespettatori dalle tv locali. «Abbiamo subito un danno enorme – spiega Filippo Rebecchini, di Super Tre – si è spento l’analogico senza avere la numerazione automatica dei canali. È stata una gestione inadeguata. Tutti si sono collocati nei canali dal numero otto in giù, generando conflitti che ne impedivano la visione, la numerazione decisa dall’Agcom vale per chi ha un nuovo decoder o per chi risintonizza quello esistente. Molti però non lo fanno». O non hanno abbastanza informazione per capire cosa fare. I dati Auditel sono impietosi: dall’aprile 2009 allo stesso mese del 2011, nell’intera giornata, i contatti per almeno un minuto di Super Tre, leader nel Lazio, sono scesi da 371 mila a 116 mila: quelli di T9 da 164 mila a 63 mila; quelli di TeleRoma 56 da 168 mila a 46 mila; e quelli di Gold Lazio da 115 mila a 31 mila.
Nel ricco Nord-Est le cose non vanno meglio: «Se i dati Auditel sono giusti – sostiene Giorgio Galante di TelePadova -tutte le emittenti licali hanno perso ascolto, tranne una che ha gli stessi palinsesti di prima ed è rimasta agli ascolti dell’analogico. Il problema non sta nella trasmissione, dove pure bisogna lavorare parecchio, ma nella ricezione. I decoder hanno protocolli e sistemi di accesso tutti diversi. Dopo l’assegnazione dei numeri ad ogni canale, vanno risintonizzati. Per l’utenza anziana è un’operazione non semplice. Gli utenti, allora, si accontentano di quello che riescono a vedere. E accade di tutto: un giorno non si sente l’audio a Castelfranco e c’è persino un decoder che seleziona solo i primi 60 canali. Uno Scandalo».
La programmazione del passaggio digitale ha poi riservato alle sole tv nazionali le frequenze “coordinate” con quelle dei paesi confinanti. Mentre per gli ultimi del carro, le tv locali, sono state assegnate anche quelle predisposte per le trasmissioni tv dei paesi stranieri. Le decisioni del governo col nuovo piano di assegnazione delle frequenze hanno creato un vero e proprio caos televisivo nelle aree di confine del paese. L’esproprio per le sole emittenti regionali dei canali 61-69 UHF, destinati alle telcom per l’uso della banda larga mobile, ha ridotto drasticamente il numero di frequenze per l’emittenti regionali da 27 a 18. Canali che verranno ridotti ulteriomente nelle regioni italiane che si affacciano o confinano con la copertura dei canali tv stranieri.
Durante lo Switch-off del Nord Italia tutte le frequenze disponibili furono assegnate alle emittenti regionali e questo fu causa di problemi con le autorità croate e slovene. Ora con la sottrazione di altri canali ci sarà ancora meno spazio per le tv locali. Soprattutto per quanto concerne l‘Istria che fronteggia i Colli Euganei da cui trasmettono le tv del Nord-Est, e per la Corsica, isola francese prossima allo Switch-off del digitale terrestre, che potrebbe avere conflitti e interferenze tv con le frequenze che partono dalla Toscana.
Per questi e altri motivi le emittenti regionali, rappresentate dalle associazioni Aeranti-Corallo e FRT, chiedono più incentivi e finanziamenti (il 20% dei ricavi dell’asta per la banda larga mobile) per “disoccupare” le frequenze tv, come recentemente imposto dal decreto Omnibus. Entro la settimana inoltre scadranno, nelle regioni prossime al passaggio alla tv digitale (cioè Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise), i termini per le richieste di status di operatore di rete che consentirà alle tv locali più fortunate di mantenere alcuni multiplex del digitale terrestre.
L’asta per le frequenze LTE però sembra destinata a slittare nuovamente oltre il termine del 30 settembre fissato nel solito decreto Omnibus. Le tv locali non gradiscono affatto le disposizioni di una speciale graduatoria che stabilirà chi avrà la frequenza (divenendo operatore di rete) e quale emittente invece dovrà traslocare (acquisendo lo status di fornitore di contenuti), e puntano i piedi.«È difficile che un progetto del genere trovi effettiva realizzazione nei tempi desiderati. – ha sottolineato Marco Rossignoli, presidente di Aerantí-Corallo – Dopo la conversione del decreto andranno approvati diversi regolamenti, tra cui quelli sulle modalità per le domande. Andranno costituite le commissioni, si dovranno fare le graduatorie. Provinciali o regionali? Bisognerà riassegnare la numerazione automatica LCN ai fornitori di contenuti». Il direttore del circuito nazionale 7Gold, Giorgio Galante, afferma: «O c’è un indennizzo efficace o sarà dura battaglia legale».
Fonte: Il Sole 24 Ore
Asta LTE, spunta l’emendamento bipartisan per salvare le tv locali
Il governo avrebbe deciso di aumentare fino a 720 milioni di euro le compensazioni per le piccole emittenti che libereranno le frequenze destinate alla gara del mobile. In Senato a giorni il documento bipartisan a firma di Vita (Pd), Butti (Pdl) e Caparini (Lega) per emendare il decreto omnibus. (Corriere delle Comunicazioni)
Guerra tv locali: Aeranti-Corallo raddoppia la posta per i canali del digitale terrestre
L’associazione Aeranti-Corallo, che rappresenta 320 tv locali e 5 syndacation del comparto, chiede 480 milioni di euro di indennizzo al governo per lasciare libere le 9 frequenze tv da metter all’asta per la banda larga mobile. E’ questa la richiesta ufficiale delle emittenti locali per sbrogliare il nodo frequenze in vista dell’asta LTE e per dare forma finalmente a un calendario dei lavori degli Switch-off del digitale terrestre.
Lo scontro tra governo e le associazioni delle tv regionali sta per giungere a un punto di non ritorno. Gli attriti tra le parti sono nati dalle disposizioni da parte dell’esecutivo, e con il consenso dell’Authority per le comunicazioni, quando è stato stabilito che solo le emittenti regionali dovranno forzatamente fare spazio nello spettro elettromagnetico (tra i canali 61-69 UHF) alle nuove tecnologie mobili di trasporto dati per la banda larga mobile.
Le disposizioni inserite nel decreto Omnibus, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 31 marzo, nel decreto legge n. 34/2011, prevedono la realizzazione di una graduatoria delle televisioni regionali che declasserà le tv meno virtuose, classfificate come fornitori di contenuti, e le priverà coattivamente della frequenze in cui attualmente operano. Il decreto legge però prevede anche un indennizzo per il comparto tv locale pari al 10% dell’incasso previsto dalla gara per le stesse frequenze in cui parteciperanno le società di telecomunicazioni che forse frutterà allo Stato 2,4 miliardi di euro (soldi già inseriti nel bilancio della Legge di Stabilità 2011).
Un rimborso quindi di 240 milioni che secondo Aeranti-Corallo è largamente insufficiente «dato che nessuno avrà interesse a dismettere la propria attività con una cifra che è nettamente inferiore agli investimenti effettuati per il passaggio al digitale terrestre». Secondo FRT, altra associazione delle emittenti locali, una rete ha investito mediamente per la digitalizzazione 3 milioni di euro e i 240 milioni di rimborsi non sarebbero sufficienti in ogni caso per le oltre 200 tv locali che operano sulla banda 800 MHz. Inoltre, a detta degli stessi operatori tlc italiani, preoccupati di pagare troppo una risorsa frequenziale che al momento non dà certezze remunerative, non è affatto sicuro che l’asta LTE possa raggiungere 2,4 mld d’incasso. Per questo motivo l’associazione delle tv locali richiederà in Senato, durante la discussione di converisone del ddl, il doppio dell’indennizzo previsto, 480 milioni di euro, cioè il 20% dei ricavi della gara che il Ministero dello sviluppo economico, per non rischiare, ha procrastinato nel tempo fino alla data del 30 giugno 2012. Sec
Se la richiesta verrà accettata dal Ministero, o le parti in conflitto arriveranno ad un accordo mediato, potrebbe anche sbloccarsi l’intoppo tutto italiano del passaggio completo al digitale terrestre delle rimanenti regioni del paese. Infatti la definizione dei calendari degli Switch-off è in stallo da gennaio scorso, e dopo decine di rinvii, solo il 1° marzo si è arrivati a una timida proposta di anticipo di sei mesi rispetto alla pianificazione originale da parte del ministro Romani decisamente rifiutata dalle tv locali e dai rappresentati delle Regioni che appoggiano le proteste del comparto televisivo danneggiato.
Giovedi 14 aprile si riunirà nuovamente il CNID (il Comitato Nazionale Italia Digitale), in una riunione sicuramente rovente, dove il governo sarà costretto a concedere qualcosa alle reti locali. Per FRT si potrebbe optare per l’esproprio proporzionale delle frequenze sia alle reti nazionali sia a quelle locali, oppure si potrebbe adeguare, come richiesto da Aeranti-Corallo, la cifra dell’indennizzo. In alternativa se il MSE userà solo la forza della legge appena varata per espropriare i canali, dovrà occuparsi della miriade di ricorsi al TAR minacciati dalle associazioni del comparto televisivo regionale, che inevitabilmente bloccheranno ad oltranza gli Switch-off del digitale terrestre e l’assegnazione delle frequenze incriminate nella gara per la banda larga mobile.
Aggiornamento 13/04/2011: il quotidiano MF – Milano Finanza riporta oggi che sono stati presentati in Senato gli emendamenti bipartizan da parte di Pdl, Pd e Lega al D.L. Omnibus per portare fino a 720 milioni di euro gli indennizzi da destinare alle emittenti locali per liberare le frrequenze tv.
Aggiornamento 14/04/2011: gli emendamenti per duplicare o triplicare il massimale dell’indennizzo (240 mln) previsto dalla legge di Stabilità per liberare le frequenze 61-69 UHF sono stati ritirati. Il testo del D.L. 34/2011 è stato dichiarato “blindato per volontà politica”, ha dichiarato Paolo Tancredi del Pdl, sottoscrittore del fallito emendamento “salva locali”.























