Tv Digital Divide

Blog sul mondo della Tv Digitale Terrestre e della rete Internet

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Tag: consumi tv on demand

mag
03
2013

Twitter sempre più termometro dell’audience tv

03 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Internet, News, Tv digitale terrestre
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Twitter, il celebre social network dei 140 caratteri, è ormai divenuto un vero e proprio sistema di rilevazione degli ascolti televisivi: guardare un programma e mandare tweet per commentare è infatti la normalità per una fetta sempre più sostanziosa di telespettatori, seppure piccola rispetto ai numeri dell’audience televisiva.

Così negli Usa Nielsen, che ha da poco annunciato l’avvio del programma Nielsen digital program ratings, che registrerà gli ascolti dei video tv in Rete, ha cercato prima di capire se ci fosse correlazione fra un aumento dei messaggi su una trasmissione e un incremento dell’audience, e poi di misurare questo rapporto.

Ebbene, la società di ricerche ha scoperto che a un incremento del volume di Twitter dell’8,5% corrisponde un aumento dell’1% degli ascolti sui primi episodi nel pubblico 18-34enne, mentre, a stagione di programmazione della serie già inoltrata, basta un +4,2% di aumento dei tweet per ottenere ancora un +1% negli ascolti. Meno influenzabili dal tam tam sul social network i 35-49enni, nella cui fascia occorre un +14% di tweet per avere un +1% di share delle prime visioni, e un +8,4% per avere lo stesso incremento nelle puntate successive.

Ma a cosa può servire tutto ciò? Nielsen utilizzerà negli Usa questa misurazione per affinare le sue rilevazioni degli ascolti televisivi a partire dal prossimo autunno. Per questo ha stretto un accordo con Twitter che gli fornirà i dati. In Italia c’è una società, Reputation Manager, che offre settimanalmente un’analisi della presenza su Twitter (e su Facebook) scegliendo le trasmissioni di informazione o intrattenimento che generano più commenti online.

Nell’ultimo Audisocial, per esempio, The Voice (Rai 2) è stato il più twittato della settimana con il 48,4% dei tweet totali sui programmi monitorati, seguito da Servizio Pubblico (La7) che ha registrato il 15,4% dei tweet e da Ballarò (Rai 3) con il 9,9%. In questo caso, però, sono i broadcaster ad avere più interesse in un’analisi social delle proprie trasmissioni ed è infatti soprattutto a questi soggetti che si rivolge il servizio.

Fonte: ItaliaOggi



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02
2013

Ascolti tv, Nielsen negli Stati Uniti rileverà l’audience online

02 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Internet, News, Tv digitale terrestre
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I tempi della tv convergente o ibrida sono divenuti maturi anche per i mercati pubblicitari. Per questo motivo Nielsen ha deciso (per ora solo negli USA) di misurare gli ascolti della tv e dei video trasmessi in Rete. A partire da maggio infatti la compagnia americana rileverà anche l’audience della televisione online, che si tratti di programmi dei tradizionali broadcaster oppure di video di portali Internet.

Si tratta di un progetto pilota che andrà avanti fino a luglio e a cui parteciperanno A&E, Abc, Cbs, CW Network, Discovery, Fox, Nbc, Univision e Aol, quest’ultimo unico portale ad aver aderito. Solo nella seconda parte dell’anno ci potrà però essere un lancio commerciale del prodotto a favore di gruppi televisivi e del mercato pubblicitario. Due o tre mesi di prove sono infatti il minimo per approntare una rilevazione richiesta da tanto dagli operatori e che permetterebbe di valorizzare anche la visione dei video online, che sta prendendo sempre più importanza.

«Il test del Nielsen digital program ratings è una pietra miliare per il settore», ha dichiarato in una nota Eric Solomon, senior vicepresident Global digital audience misurement della società. «Come prodotto complementare del Nielsen online campain ratings, permetterà ai clienti di capire meglio quale sia l’audience online per i loro programmi sfruttando la stessa metodologia che Nielsen già utilizza per misurare l’audience della pubblicità correlata». Tradotto, Nielsen già utilizza un sistema per misurare quanto la pubblicità online sia efficace in termini di utenti e tempo, la misura degli utenti per i video andrà a completare questo strumento. L’obiettivo è quello di arrivare a dare misurazioni più complete possibili, combinando i dati dell’online con quelli della visione tradizionale.

Non sarà però facile: i dati che emergeranno dalle prime fasi del progetto pilota saranno più simili a quelli dell’audience delle pagine internet che della tv tradizionale: numero di utenti che hanno visto un video, visioni totali, divisione dei navigatori in fasce d’età e sesso. Il lavoro sarà lungo prima di riuscire a mettere insieme i dati della tv tradizionale e quelli della tv online. «Il potenziale della misurazione degli specifi ci programmi sulla tv lineare così come su Internet è significativo», ha commentato da parte sua Alan Wurtzel, president of research and media development di Nbc Universal. «È un passo importante verso il raggiungimento del Santo Graal: la vera misurazione multipiattaforma».

In Italia Audiweb ha già cominciato la misurazione dei video online e vi partecipano fra gli altri la Rai, Sky, Corriere e Repubblica, ma pure qui si è ben lontani dal raggiungere una rilevazione unica sui diversi mezzi, anche perché, in aggiunta, i soggetti che effettuano le rilevazioni sono differenti. C’è poi un altro ostacolo che Nielsen negli Usa dovrà superare (in Italia si dovrebbe partire fra qualche mese): per ora rileverà solo l’audience dei video su pc, fuori quindi tablet e smartphone, ormai mezzi non più tralasciabili se si vogliono dati completi.

Fonte: ItaliaOggi



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15
2013

Facebook si allea con Netflix per una Tv più Social

15 mar 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Internet, News, Tv digitale terrestre
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Facebook si allea con Netflix, il servizio di streaming e noleggio via mail di film e show televisivi a pagamento più famoso e più usato negli Stati Uniti che ora punta a diventare anche più social.

Entro la fine di questa settimana, annuncia Netflix, gli utenti Usa della piattaforma streaming avranno la possibilità di condividere sul social network le preferenze in fatto di pellicole o programmi tv visti. Dai video guardati ai punteggi di gradimento assegnati agli show. Gli utenti a stelle e strisce potranno quindi collegare il proprio account a Facebook e non solo condividere i propri gusti e le proprie abitudini ma anche sapere quali sono i film o i programmi che piacciono ai propri amici e decidere di guardarli, creando delle sorte di playlist.

Massimo rispetto in ogni caso per la privacy: la possibilità di condivisione può essere disabilitata in qualsiasi momento e gli utenti possono scegliere se e cosa condividere. Netflix offre elementi social ai suoi utenti internazionali da più di un anno, precisa la società, ma l’integrazione con Facebook negli Usa, sottolinea, è stata resa possibile dopo che all’inizio di quest’anno il Congresso americano ha aggiornato la sua legge sulla condivisione di video. Netflix, che dopo essere approdato in Europa in Irlanda e Gran Bretagna potrebbe arrivare anche in Italia, ha 33 milioni di utenti in 40 Paesi.

Fonte: Ansa


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26
2013

Agcom avvia l’indagine conoscitiva sulla tv convergente

26 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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L’Agcom (finalmente) si desta e avvia uno studio sulle nuove tecnologie e sui nuovi consumi della tv convergente. Al fine di giungere alla redazione di un Libro Bianco sulla “Televisione 2.0 nell’era della convergenza”, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha infatti avviato un’indagine conoscitiva sulla connected tv.

Lo studio, indetto con delibera 93/13/CONS, presieduto da Angelo Cardani, intende investigare sugli aspetti complessivi relativi ai nuovi servizi di televisione su protocollo IP nel settore delle comunicazioni elettroniche e, in particolare, sugli aspetti concernenti la struttura del mercato e la relativa catena del valore, i modelli di business, i possibili sviluppi della domanda e dell’offerta, le modalità di accesso alle piattaforme, le problematiche di interoperabilità tra queste e la competizione, lo sviluppo in termini di concorrenza e pluralismo, la garanzia di accesso ai contenuti, i benefici sull’utente finale e le previsioni in termini di sviluppo culturale, economico e sociale.

Come si legge nell’allegato B alla citata delibera, l’imminente “evoluzione del mezzo televisivo riguarda l’integrazione della televisione digitale lineare con i servizi offerti dal Web”. A riguardo si parla di “integrazione broadcast-broadband”, e di televisione connessa (connected tv) o televisione ibrida (hybrid broadband broadcast tv), che permette di associare ai tradizionali programmi tv una serie di servizi, che “possono comprendere, oltre ad eventuali servizi avanzati interattivi collegati ai servizi diffusivi, prima di tutto la navigazione sul Web: Video On Demand, video web, servizi radiofonici, servizi informativi (come ad esempio news e previsioni meteo), comunicazioni video (ad esempio Skype), social network e chat, servizi interattivi e servizi di accesso condizionato, etc.”.

Il termine di conclusione dell’indagine è di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, durante i quali l’Agcom può organizzarsi in gruppi di studio e avvalersi di ulteriori competenze ed esperienze specialistiche del settore della comunicazione elettronica e dell’industria dei media. Può anche fissare audizioni delle parti interessate, su richiesta di queste ultime o dell’Autorità stessa. I termini possono essere prorogati con determinazione motivata.

Si tratta – chiarisce l’Agcom – di servizi convergenti offerti da soggetti prima separati, come i fornitori di contenuti, i fornitori di servizi di media, gli operatori di rete e le imprese del web. A giudizio dell’Autorità la connected tv si svilupperà velocemente nei prossimi anni, parallelamente alla diffusione di reti a larga banda, all’accresciuta velocità di connessione ad internet e all’affermazione di dispositivi connessi. Da qui la necessità di investigare “gli aspetti concernenti la struttura del mercato e la relativa catena del valore, i modelli di business, i possibili sviluppi della domanda e dell’offerta, le modalità di accesso alle piattaforme, le problematiche di interoperabilità tra piattaforme, la competizione tra le differenti piattaforme distributive, lo sviluppo in termini di concorrenza e pluralismo, la garanzia di accesso ai contenuti, i benefici sull’utente finale e le previsioni in termini di sviluppo culturale, economico e sociale”.

A tale fine, l’Agcom ha posto una serie di quesiti di carattere generale, di domande specifiche per i broadcaster e per i costruttori di apparati televisivi e decoder, e di interrogativi relativi alla fornitura delle reti ed infrastrutture di comunicazione elettronica ed alla fornitura ed aggregazione di contenuti audiovisivi. I soggetti interessati a partecipare all’indagine conoscitiva dovranno far pervenire memorie, documenti e pareri entro 60 dalla data di pubblicazione della citata delibera nella G.U.

In tale contesto, si possono individuare due tipi di piattaforme per le Tv connesse: orizzontali, sviluppate su base consortile con il concorso dei diversi operatori, basate su specifiche condivise e aperte sia ai costruttori di dispositivi sia ai fornitori di contenuti e servizi; verticali, basate su specifiche proprietarie che sono normalmente gestite da un singolo soggetto che assume una funzione di packager (aggregatore), in quanto seleziona e predispone per l’utente finale un’offerta di contenuti e servizi Internet-delivered (audiovisivi, social network, news etc.). In questa seconda tipologia d’iniziative rientrano, tra le altre, le offerte OTT TV dei costruttori di televisori, degli operatori del videogame e degli operatori Tlc. Inoltre le piattaforme possono essere denominate aperte o chiuse in relazione alle modalità di accesso ai servizi Internet.

Fonti: key4biz.it | agcom.it | newslinet.it


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2013

Nielsen: al via la misurazione della tv in streaming

23 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Buone nuove per il mondo della televisione convergente. Secondo il quotidiano The New York Times, Nielsen, il colosso in campo di misurazione dell’audience, che negli Stati Uniti fornisce i dati ufficiali di ascolto delle tv broadcast, fornirà anche i dati di streaming on-line delle serie che, nella maggior parte dei casi, sono visibili sul sito dell’emittente. Una mossa, richiesta a gran voce dai grandi gruppi televisivi statunitensi, che potrebbe rivoluzionare il modo di distribuire e fare televisione e cambiare le stesse abitudini dei telespettatori.

Il nuovo servizio si chiamerà Extended Screen e dovrebbe essere operativo da settembre, al via di una nuova stagione tv. Per quella data, Nielsen ritiene di poter mettere in campo nuova attrezzatura hardware e software, da installare in un campione di 23.000 case americane.

I nuovi sistemi di misurazione cattureranno dati non più solo dal 75% delle case che usufruiscono della tv via cavo, satellitare e terrestre, ma anche da chi consuma contenuti televisivi in streaming, tramite una gamma di servizi diversi: dall’over-the-top di Netflix, Hulu e Amazon all’XBox. Più in là, potrebbero essere monitorati anche i tablet. Le tempistiche di questa seconda fase di implementazione non si conoscono ancora, ma è ben possibile che ricomprenderà anche altri dispositivi mobili connessi ad internet, come gli smartphone.

«Ci sono molte persone che guardano i nostri programmi ma non risultano nelle statistiche» aveva detto agli analisti il Ceo di Cbs, Les Moonves, a dicembre scorso. «Molto dello streaming, del video-on-demand e dello Svod (Subscription video-on-demand) non è riportato in modo corretto» aveva ribadito, sostenendo che Nielsen avrebbe dovuto fare di più.

Fonti: next-tv.it | corrierecomunicazioni.it | blog.italiansubs.net


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2012

ITMedia Consulting: mercato tv cala del 5,2%, giù anche la pay-tv

03 dic 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il 2012 segna il punto più basso della televisione italiana. Dopo il primo storico rosso di Mediaset, il più grande e dominante gruppo tv privato italiano, la recessione economica si riflette su tutto il mercato televisivo.

Secondo il rapporto ITMedia ConsultingIl mercato televisivo in Italia: 2012-2014“, in uscita martedì 4 dicembre, il comparto subisce una flessione del 5,2%, tra 2011 e il 2012, che in termini assoluti significa quasi 500 milioni. Pesano la grave crisi del settore pubblicitario, e per la prima volta un calo delle risorse pay, che hanno costituito il motore della crescita nell’ultimo decennio.

Completato il passaggio alla tv digitale terrestre, scrive il Corriere delle Comunicazioni, è stata inoltre raggiunta la saturazione dopo anni di forte crescita, inizierà a ridurre la propria penetrazione sui televisori principali, passando 73% del 2012, al 66% del 2014. Il satellite non  arresterà, invece, il suo trend di crescita e passerà dal 25%, al 27% di penetrazione.

Ma a crescere maggiormente, secondo ITMedia Consulting, saranno le nuove piattaforme di broadband tv: grazie allo sviluppo della banda larga, a una maggiore qualità e varietà dei servizi offerti rispetto al passato, a prezzi più competitivi, aumenteranno la penetrazione nelle abitazioni tv passando dal 2% all’8% del totale nel 2014. In particolare saranno i servizi over the top, che prenderanno il posto dell’IPtv, il driver della crescita, favoriti anche dall’esplosione della banda larga mobile e dei servizi multiscreen, su schermi secondari.

La crisi della pubblicità, che ha caratterizzato il mercato nell’ultimo anno dopo un buon 2010 e un promettente inizio 2011, ha penalizzato soprattutto Mediaset e Rai, che, alla fine dell’anno in corso, fanno registrare una perdita in doppia cifra, superiore a quella dell’intero mercato. Tiene la pubblicità di Sky, grazie anche alle buone prestazioni sul digitale terrestre. Anche Telecom Italia registra buone performance della componente pubblicitaria dei propri ricavi, in virtù dell’andamento positivo di La7, che compensa ampiamente le perdite di Mtv.

La novità del 2012 riguarda soprattutto la pay-tv, che, per la prima volta, risente di un generale calo di abbonati e arpu, registrando una perdita dei ricavi. In termini di quote di mercato, i servizi a pagamento continuano, anche se più lentamente, la loro marcia di avvicinamento guadagnando un punto percentuale sulla pubblicità. Nonostante la situazione congiunturale sfavorevole, quest’ultima continua ad essere la risorsa primaria della televisione. Mediaset, Rai e Sky Italia si spartiscono il 93% del mercato complessivo, ma rispetto al passato secondo ITMedia Consulting, si registrano alcune novità importanti.

Sky si afferma come il principale attore, accrescendo il divario con Mediaset e Rai, maggiormente penalizzati dal calo degli investimenti in pubblicità. Al contempo si assiste ad un trasferimento delle risorse sugli altri operatori che crescono del 17% annuo tra il 2012 e il 2014.

E’ evidente, all’interno del mercato, un duplice trend: da un lato la crescita degli ascolti porterà un aumento dei ricavi sul digitale terrestre, di cui beneficeranno in particolare i fornitori di contenuti indipendenti; dall’altro, lo sviluppo del broadband permetterà l’aumento delle offerte di servizi lineari e soprattutto non lineari di tipo over the top anche da parte di nuovi entranti.

Fonte: corrierecomunicazioni.it


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29
2012

La tv è sempre più connessa (e convergente)

29 ott 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il paradigma della convergenza nella letteratura sociologica dei Media Studies sta pian piano sostituendo e/o sovrapponendosi a quello più celebre della rivoluzione digitale. Un modello, quella della convergenza mediale, che è contraddistinto dalla multidimensionalità  e transmedialità del processo di trasformazione dei media e dai complessi meccanismi di ibridazione e rimediazione fra vecchi e nuovi media. La televisione, soprattutto in Italia, rappresenta il campo di studio ideale per comprendere il cambiamento in atto, nella produzione, nella diffusione e nel suo consumo. Un mutamento che sta ridefinendo l’identità di questo mezzo come tecnologia e come forma culturale .

Di convergenza e digitalizzazione tecnologica, afferma Edoardo Segantini dalle colonne del CorrierEconomia, se n’è parlato per anni per indicare un treno in procinto di arrivare. Ma adesso che è arrivato, paradossalmente non se ne parla più. Eppure le sue manifestazioni sono del tutto evidenti, come ha testimoniato il recentissimo debutto quasi contemporaneo dell’iPad Mini e, sul fronte avversario, del Windows 8, che alla convergenza dovrebbero dare un’ulteriore spinta.

Per rendersene conto, basta dare un’occhiata a quello che passa l’operoso convento della tecnologia, benedetto dal gradimento dei fedeli malgrado i duri tempi della crisi. L’ultimo, clamoroso esempio è il rapido diffondersi della connected tv, cioè la televisione collegata a Internet, che, secondo Andrea Rangone del Politecnico di Milano, raggiungerà quota 12 milioni tra il 2014 e il 2015. Una tendenza importante per due ragioni. La prima è culturale: navigare in Rete in modo semplice e su uno strumento diffuso e familiare come il piccolo schermo può avvicinare a Internet fasce di pubblico che finora ne sono state escluse. La seconda è industriale: il boom dei televisori online sta creando una robusta domanda di collegamenti telefonici fissi a banda ultralarga resi necessari da un traffico dati che, con i video e l’alta definizione, si fa sempre più pesante.

Ma la tv connessa non è l’unico esempio di convergenza (e di relativo aumento del traffico dati). L’«ibrido», reso possibile da una sempre più accentuata miniaturizzazione dei componenti, è alla base del successo dei tablet e degli smartphone. Con un effetto visibile sulle abitudini di consumo: sono sempre più numerosi, ad esempio, i giovani che guardano la televisione attraverso lo schermo del pc, mentre cresce la percentuale di coloro che la seguono sul proprio smartphone.

La convergenza dipende poi naturalmente anche dalla dimensione. Al di sotto di un certo numero di pollici, uno strumento serve a fare una cosa sola: il cellulare a telefonare e spedire messaggi, l’iPod (come un tempo il walkman) ad ascoltare la musica. La dimensione è un tema sempre più cruciale: al punto da indurre Apple, storicamente nota per la sua capacità di «fare la prima mossa», a seguire la concor- renza sul terreno dei tablet tascabili o semi-tascabili, da Samsung con Galaxy Note 2 a Amazon con Kindle Fire, a Google con Nexus 7. Si rafforza, in altre parole, la tendenza a sviluppare prodotti diversi, per usi differenti, alcuni tuttofare altri specializzati. Chi aveva scommesso sulla prevalenza di un «coltellino svizzero» dell’high-tech è stato smentito.

Fonte: CorrierEconomia


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01
2012

Tv connesse in movimento

01 ott 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Guerra pay-tv, Internet, Tv digitale terrestre
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Da un articolo di Massimo Triulzi su Il CorrierEconomia del 01/10/2012:

C’era una volta la vecchia gracchiante radiolina che, incollata all’orecchio, accompagnava le domeniche pomeriggio di insospettabili signori in astinenza calcistica. L’ingombrante televisore stazionava nel salotto di casa e uno schermo piatto, da tenere nel taschino della giacca, costituiva una tanto fantascientifica quanto desiderabile utopia.

Oggi la tecnologia ha reso obsoleto lo stesso televisore, superato per comodità e fruibilità da quegli oggetti transizionali per adulti che portano il nome di smartphone e tablet. Grazie a questi apparecchi, i contenuti televisivi, che siano notiziari, programmi d’intrattenimento, film e, naturalmente, eventi sportivi, sono fruibili ovunque (ma solo all’interno dei confini italiani, per motivi burocratici legati alla territorialità dei diritti televisivi) e in qualunque momento, in diretta come in differita, collegati alla rete dati telefonica 3G o a un Wi-Fi.

Condizione imprescindibile per accedervi è la sottoscrizione di un abbonamento dati a prezzo fisso con il proprio operatore telefonico che garantisca almeno 5 GB di traffico mensile, onde evitare spiacevoli sorprese in bolletta. Solo allora sarà possibile scaricare una delle tante «app» gratuite dedicate ai principali network televisivi e alle pay tv, disponibili indifferentemente su piattaforme targate Apple come Android.

In Italia, la Rai, al pari di Mediaset e Sky, è approdata sulla tavoletta e propone palinsesti diversificati per conquistare nuove fasce di utenza. Rai Inspiegabilmente non pubblicizzata e poco conosciuta, l’applicazione sviluppata dalla Radio televisione italiana, nominata semplicemente Rai.TV, costituisce uno degli esempi più completi per funzionalità e disponibilità di contenuti: oltre alla possibilità di visualizzare in diretta la programmazione di 14 canali televisivi—che spaziano dai generalisti Rai 1, 2 e 3, sino ai più tematici Rai Storia, Scuola, Movie, News, Premium e, per i più piccoli, Rai Gulp —, con la funzione Rai Replay è possibile visualizzare «on demand» l’intera programmazione dei sette giorni precedenti per i solo quattro canali principali. Per i più pigri è disponibile una selezione di video che sintetizza i principali eventi e notizie della giornata. Utile è anche la possibilità di scaricare i programmi nella memoria del tablet per poi riprodurli in un secondo momento. Unico difetto di Rai.TV è la massiccia presenza di spot pubblicitari a precedere obbligatoriamente la riproduzione dei contenuti.

Meno ricchi i servizi offerti gratuitamente da Mediaset: l’applicazione VideoMediaset non si propone come alternativa mobile alla televisione commerciale ma come una piacevole raccolta di brevi montaggi, sequenze video o sintesi degli spettacoli andati in onda nelle settimane e nei mesi precedenti alla visione, mentre l’unica concessione alla diretta è riservata all’informazione dei principali telegiornali quotidiani. Tutta l’attenzione di Mediaset sembra concentrarsi sui servizi a pagamento: Premium Play, al costo di 19 Euro al mese, è un gigantesco serbatoio di contenuti on demand. Oltre alla completa programmazione delle reti Mediaset degli ultimi sette giorni, l’applicazione permette all’utente di scegliere tra 250 film in alta risoluzione, 300 episodi di serie televisive, cartoni animati, documentari e, naturalmente, alla diretta delle partite di calcio.

Ma l’applicazione più utilizzata in Italia sembra essere Sky Go, ormai prossima al raggiungimento di un milione di utenti registrati. La sua fruizione, inclusa nell’abbonamento ai servizi Sky HD, si propone come la naturale evoluzione dell’esperienza da salotto per usufruire dei contenuti anche in mobilità, mantenendo inalterata su telefoni e tavolette la stessa familiare interfaccia televisiva. Il servizio comprende 25 canali tematici in diretta con contenuti a spaziare tra informazione, intrattenimento, programmi per bambini e tutte le partite di calcio (visibili anche in contemporanea in una schermata a 9 finestre). Sky Go è l’unica applicazione a implementare un’ancora elementare interazione tra il mezzo informatico e il media televisivo, permettendo all’utente di partecipare a sondaggi e votazioni nel corso della visione dei programmi, come pure di condividere commenti sui social network. Infine, l’applicazione sviluppata da Sky Italia è l’unica a consentire l’impostazione di parametri di controllo per la tutela dei più piccoli e di programmare da remoto la registrazione dei programmi sul decoder domestico.


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