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Tag: consiglieri rai

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22
2013

Rai, il Pdl all’assalto della Vigilanza

22 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Nel governo delle larghe intese e dei soliti noti, il Pdl fa partire l’assalto alla televisione pubblica. E se persino Renato Schifani, ex presidente del Senato, s’infila nei cunicoli Rai, vuole dire che l’operazione berlusconiana avrà uomini e mezzi per essere incisiva: “Mi segnalano gravi anomalie”, dice l’avvocato siciliano.

Schifani sarà il capofila dei senatori Pdl in commissione di Vigilanza, la bicamerale che controlla a distanza viale Mazzini, per gentile concessione di quel famigerato testo di legge che porta il nome di Maurizio Gasparri. Proprio quello che ha provocato le pesanti sazioni sul mercato tv italiano da pare della Commissione europea, da eliminare con l‘asta per le frequenze.

E anche Gasparri non mancherà. Il partito delle libertà (anche catodiche) di Berlusconi schiera i pezzi più pregiati: Paolo Romani, ex ministro per le Telecomunicazioni e creatore del concorso di bellezza per i canali tv; Paolo Bonaiuti, ex sottosegretario e indefesso portavoce e Augusto Minzolini, l’ex direttore del Tg1 ora arruolato in politica. La Camera spedirà in avanscoperta gli ex ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini; l’esperto Giorgio Lainati, un ritorno e Luca D’Alessandro, ex ufficio stampa di Forza Italia.

I nove parlamentari non si scomoderanno per fare passerella, il Cavaliere vuole far sentire la pressione ai vertici di viale Mazzini che, negli ultimi mesi, hanno sfruttato il vuoto di potere, anzi: il palazzo fisicamente vuoto. Ai berlusconiani non sono piaciute le ultime nomine di Gubitosi: la sostituzione di Mauro Mazza a Rai1, i contratti onerosi a Roberto Benigni (ma sembra una scusa, lampante), i nuovi programmi e, soprattutto, l’isolamento del Consiglio di amministrazione, dove il Pdl conta pochissimo. I sudditi berlusconiani puntano a sottrarre la presidenza ad Anna Maria Tarantola, molto legata a Mario Monti e in sintonia con Gubitosi.

La riforma finanziaria e strutturale di viale Mazzini, che l’azienda ha inaugurato con 600 esodi per la pensione anticipata, è sfuggita di mano ai partiti. La Vigilanza ha poteri circoscritti, ma può influire tantissimo per il rinnovo del contratto di servizio, l’accordo che lega la televisione pubblica all’azionista Tesoro attraverso il canone d’abbonamento. E non vanno dimenticate le antiche, e mai sepolte, paturnie per pluralismo e contraddittorio.

La gestione di Gubitosi riparte da un bilancio spaventoso: quasi 250 milioni di perdite in un anno, un debito consolidato di 370 milioni. La politica ha lasciato l’azienda esangue e adesso la stessa politica vuole rientrare senza aver espiato peccati. Il direttore generale dovrebbe scavallare il 2013 per poi entrare nel giro di nomine per le multinazionali partecipate dal Tesoro – da Finmeccanica a Ferrovie e da Enel a Eni – che si terrà il prossimo aprile. Più scivolosa la posizione del presidente Tarantola, che non gode più di una protezione per amicizia e stima reciproca di Mario Monti.

Ma prima di pensare al settimo piano di viale Mazzini, dove siedono i vertici, i berlusconiani vogliono riconquistare le posizioni di comando: vogliono un buon atterraggio per Mauro Mazza, cacciato in malo modo da Rai1; vogliono usare per pretesto l’assoluzione di Augusto Minzolini; vogliono un risarcimento per l’addio indotto di Gianfranco Comanducci, il vicedirettore generale che per anni aveva disegnato l’azienda a sua immagine nonostante i dg; vogliono più potere e poltrone per poter interferire come sempre. Nessun archivio di agenzie di stampa, di quotidiani o mensili può ricordare una dichiarazione di Schifani sul tema Rai: se adesso di muove l’ex presidente del Senato, vuol dire che nelle retrovie c’è agitazione. E anche nei saloni di Arcore.

Fonte: Il Fatto Quotidiano



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11
2013

Rai: parte il riassetto dei canali tv pubblici

11 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il piano industriale della Rai 2013-2015, approvato il 9 aprile scorso dal consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, ha diverse priorità, ma uno dei primi punti su cui il direttore generale Luigi Gubitosi concentrerà la sua attenzione è il riassetto dei canali digitali Rai.

Il servizio pubblico italiano, infatti, può vantare una offerta complessiva di 15 canali (inclusi Rai 1, 2, 3 ed Rai News), ovvero la più ampia rispetto agli altri broadcaster pubblici europei: in Inghilterra sono otto, in Francia cinque, in Germania 12, in Spagna sette. Gli 11 canali non generalisti, quelli nati grazie al digitale terrestre, hanno ascolti complessivi sulle 24 ore nel periodo marzo 2012-marzo 2013 pari al 6,28% di share e a 670.947 spettatori, ovvero 85 mila in meno di Rai Due, il meno visto dei tre canali storici Rai. Di certo, quindi, l’offerta Rai è molto variegata ed esaustiva da un punto di vista dei contenuti. Ma, considerando le audience, sono pochi i canali per i quali l’esistenza è giustificata anche sotto un profilo economico.

Sei canali Rai del dtt sono sotto lo 0,5% di share; cinque fanno, insieme, l’ascolto di Rai Premium (1,29%), che è il più visto dell’offerta; solo quattro canali non generalisti superano lo 0,8% di share. Riempire i palinsesti di 11 canali, e soprattutto di Rai News, Rai Sport 1 e 2, che sono tra i più deludenti quanto ad ascolti, è molto costoso. E sostenere tali spese a fronte di audience e fatturati pubblicitari bassi diventa sempre più difficile per i vertici di Viale Mazzini.

Tanto per dare qualche cifra, nel 2012 la concessionaria Sipra (Rai pubblicità), in base ai dati Nielsen, ha raccolto 62 milioni di euro per gli 11 canali Rai del digitale terrestre. Di questi, 20,5 milioni sono andati a Rai 4, di gran lunga la più appetita dagli investitori, per il suo target privilegiato (la rete guidata da Carlo Freccero ha una media di share dello 0,87% sulle 24 ore nel periodo marzo 2012-marzo 2013), e poi 14 milioni di euro a Rai Premium (1,29% di share), 8,6 milioni a Rai Movie (0,94% di share) e 5,6 milioni a Rai news (0,58% di share). Rimangono 13,3 milioni, ovvero le briciole, per gli altri sette canali: dai cartoon di Rai YoYo (1%) e Rai Gulp (0,37%) ai documentari di Rai Storia (0,15%), fino ai match di Rai Sport 1 (0,44%) e Rai Sport 2 (0,32%), la cultura di Rai 5 (0,31%) e le lezioni di Rai Scuola (0,01%).

Gubitosi, in sostanza, deve capire se la Rai può ancora permettersi un ventaglio così ampio di canali gratuiti, poiché il bilancio 2012 del gruppo si è chiuso con un rosso di 230 milioni. E anche se il canone Rai è salito a 113,5 euro nel 2013 (+1,4% sul 2012), la raccolta pubblicitaria ha parecchi problemi: nel 2012 è scesa del 23,5% sul 2011, e nel 2013, nonostante l’impegno del nuovo direttore generale di Sipra-Rai Pubblicità, Fabrizio Piscopo, in gennaio il calo del fatturato è stato del 17,4% sullo stesso mese del 2012 (59,3 milioni di euro, rispetto ai 71,8 mln del 2012), a fronte di spazi pubblicitari solo lievemente inferiori (830 mila secondi in gennaio 2013, rispetto agli 855 mila secondi del gennaio 2012, -3%).

Urge quindi una strategia unitaria sul digitale terrestre, sia in termini di target che di offerta, a dettare la quale potrebbe essere chiamato, secondo alcune indiscrezioni, Giorgio Gori, fondatore della casa di produzione Magnolia ed ex direttore di Canale 5. Antonio Campo Dall’Orto, invece, appena uscito dal gruppo Viacom-Mtv, ha un patto di non concorrenza di sei mesi, e quindi non può essere, per ora, della partita.

Fonte: ItaliaOggi



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2013

Rai: approvato il Piano Industriale 2013-2015

10 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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«Il Consiglio di Amministrazione riunito oggi in Viale Mazzini e presieduto da Anna Maria Tarantola ha approvato all’unanimità – si legge in un comunicato stampa di ieri della Rai – il Piano Industriale 2013-2015 illustrato dal Direttore Generale Luigi Gubitosi.

Sono state identificate le seguenti dodici aree di intervento su cui si concentreranno i lavori: pubblicità, ricavi commerciali, ottimizzazione palinsesto, sviluppo all news, rilancio radio, sviluppo web, modello e assetto produttivo, digitalizzazione, revisione processi, risorse umane, assetto immobiliare, efficacia ed efficienza acquisti».

Il Piano di Viale Mazzini stabilisce infatti i passaggi chiave per passare dalla Rai delle grandi direzioni, con altrettante poltrone, alla Rai con macro aree, con meno poltrone. Insomma, un’azienda più snella e agile, capace di rispondere con rapidità alle domande che pone il mercato. Un rivoluzione strutturale voluta dal dg Gubitosi che prevede la costituzione di quattro macro aree: editoriale, finanziaria, corporate e supporto, tecnologica (sotto quest’ultima confluirebbe Rai Way), che comporterà probabilmente la riduzione delle direzioni con conseguente calo delle poltrone, assegnate sino a oggi con il manuale Cencelli.

Il Piano 2013-2015 dovrà inoltre cercare di sistemare i conti in rosso dell’azienda tv pubblica. Nei primi nove mesi dell’anno la Rai ha perso 184,5 milioni di euro, imputabili (nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni) alla flessione dei ricavi pubblicitari e del costo dei grandi eventi sportivi. Stando a quanto risulta dai primi dati emersi da viale Mazzini, sembra che il fatturato pubblicitario nel 2013 sarà di 650 milioni di euro rispetto alla previsione di 750 milioni. Addirittura c’è chi ritiene che si arriverà solo a 600 milioni di euro. Che equivale a un calo del 20%, mentre il rosso del bilancio si dovrebbe attestare attorno ai 250 milioni di euro.

Secondo il budget del dicembre scorso, il risultato netto della gestione ordinaria sarà negativo per circa 200 milioni di euro. Impatteranno, inoltre, sul risultato complessivo altri 53 milioni di euro, legati alla costituzione di un fondo incentivazione per i famosi esodati, che dovrebbero ridurre i costi di struttura attraverso i pensionamenti anticipati di circa 600 dipendenti, dei quali solo 400, per ora, hanno aderito.

Fonti: Asca | Lettera43 | MF

 


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2013

Diritti tv: Rai sotto inchiesta per evasione fiscale

08 mar 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sui diritti tv Rai e da poco al vaglio degli inquirenti ci sono finiti anche altri uffici di Viale Mazzini, oltre quelli di Rai Cinema di cui si parla da mesi. L’obiettivo è chiarire se quel “metodo Agrama”, divenuto noto dopo l’inchiesta Mediatrade, sia stato applicato anche in altre gestioni dell’azienda di Stato. A partire da Rai 2.

L’indagine riguarda infatti le procedure di acquisto all’esterno di una serie di prodotti televisivi, dai reality, alle fiction, e mira a chiarire la modalità di gestione del denaro da parte della tv pubblica. Secondo l’inchiesta Rai Cinema avrebbe comprato una serie di prodotti cinematografici mai trasmessi dalla tv pubblica. Sulla scrivania del sostituto procuratore Barbara Sargenti, titolare dell’inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l’acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e duecento mila euro escono fuori dalle casse dell’azienda di Stato per l’acquisto di prodotti televisivi.

Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi. Anche in questo caso si cerca di andare alla radice del problema e scoprire se nell’azienda fosse di routine quello che per l’accusa romana era il metodo Agrama, un escamotage per evadere le tasse che prende il nome da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Era questa l’accusa che veniva mossa nei confronti degli indagati del caso Mediatrade che ha coinvolto Silvio Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio, al produttore Frank Agrama e ad altri otto e per i quali poco tempo fa è stata emesso dal gip la richiesta di non luogo a procedere. I pm hanno fatto ricorsi, ma recentemente la Cassazione ha confermato il proscioglimento.

Come per Mediaset, dalle indagini della procura di Roma si è scoperto che anche in Rai Cinema è stato utilizzato lo stesso escamotage fiscale. E da ciò si è deciso di allargare le verifiche anche agli altri uffici Rai. Intanto le vicende che riguardano viale Mazzini prendono il sopravvento. A seguito di alcuni esposti anonimi e di uno dell’azienda stessa, come rivelato pochi giorni fa da Il Fatto Quotidiano, è stato aperto un ulteriore fascicolo, di cui è titolare Francesco Caporale e Alberto Galanti, su una serie di stipendi gonfiati al Tg1. Decine di caporedattori e caposervizio del Tg1, regolarmente stipendiati per ore di straordinario soprattutto notturne, ma quasi sempre assenti dal posto di lavoro.

Questa indagine nasce a seguito di un audit interno cominciato a novembre scorso grazie a una segnalazione anonima e, poi, a un’ispezione di Luigi Gubitosi: il direttore generale, in visita a sorpresa a Saxa Rubra, aveva trovato la redazione deserta seppur numerosi capiredattori fossero teoricamente in servizio. Secondo quel resoconto, per mesi sotto la direzione di Alberto Maccari e probabilmente anche dello stesso Augusto Minzolini (appena reintegrato in Rai dopo l’assoluzione per le spese con la carta di credito aziendale), non c’è stato alcun controllo. E cosi c’erano una trentina di giornalisti, quelli che viaggiano di più, abituati a non risparmiare in albergo o ne ristoranti sapendo di avere rimborsi smisurati. Dopo Maccari, alla direzione del Tg1 è arrivato l’ex direttore de Il Messaggero, Mario Orfeo. Informato dei controlli aziendali in corso e in attesa di regole più stringenti, da un mese si rifiuta di firmare il foglio dei presenti. È stata disposta un’indagine interna con a capo Zuppi che ha riscontrato decine di irregolarità, che adesso sono diventate oggetto di un’indagine penale.

Fonte: Il Fatto Quotidiano


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2013

Rai: nominati 12 vicedirettori e tagliati 450 posti

21 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Tra conferme e new entry, sono 12 le nomine di vicedirettori che il cda della Rai ha approvato su proposta del direttore generale Luigi Gubitosi. Quattro di questi 12 vicedirettori sono donne, e a fare la parte del leone è stata la rete ammiraglia.

Nel frattempo la Rai dei tecnici, che ha avviato l’attuazione del Piano Industriale 2013-2015, per recuperare il pesante deficit (nel 2012 ha toccato i 200 milioni di euro), con un taglio netto dei costi e la riduzione di almeno 600 posti nel personale, tra pensionamenti e esodi incentivati.

Le nomine riguardano le sole reti generaliste, Rai1, Rai2 e Rai3, e questo passaggio interviene ogni qualvolta c’è un cambio alla direzione. E negli ultimi tempi sono cambiati tutti e tre i direttori di rete: Giancarlo Leone è andato a Rai1 al posto di Mauro Mazza, Angelo Teodoli a Rai2 al posto di Pasquale D’Alessandro, e Andrea Vianello per Antonio Di Bella. Per Rai1 le novità alle vicedirezioni riguardano Roberta Enni, responsabile di Palinsesto e Marketing, e Rosa Anna Pastore, responsabile Pianificazione economica e mezzi, mentre le conferme riguardano Maria Pia Ammirati, per il day time della mattina; Ludovico Di Meo come responsabile delle Rubriche e approfondimenti informativi; Daniel Toaff, per il day time pomeridiano.

Per Rai2, nuovi vicedirettori sono Patrizia Cardelli per la Pianificazione e il Marketing, e Massimo Lavatore per la Pianificazione economica e mezzi, mentre i confermati nel ruolo sono Roberto Giacobbo, in qualità di responsabile dei programmi divulgativi, e Marco Giudici, responsabile Cultura e Società. Infine a Rai3 sono tutti nuovi i tre vicedirettori proposti e nominati: Stefano Coletta al Palinsesto e Marketing; Luca Mazzà, con delega all’organizzazione del canale ed eventi speciali; Andrea Valentini, con delega all’informazione.

Il piano di riduzione e di ricambio dei dipendenti, che avvierà (forse) nuovi concorsi per la tv pubblica, è già a buon punto, dato che 150 lavoratori hanno già lasciato l’azienda, mentre altri 300 hanno aderito al programma di esodo. Restano da convincerne  altri 150, tra i quali alcuni storici e vetusti dirigenti arroccati sulle proprie poltrone politiche.

Fonte: ItaliaOggi | Il Messaggero


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2013

Rai, Usigrai: “Sette riforme per una nuova tv pubblica”

24 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Sette riforme per cambiare il futuro della Rai. Le ha proposte l’Usigrai nel convegno #AgendaRai, in vista della prossima legislatura.

Al primo punto – ha spiegato il segretario Vittorio Di Trapani, eletto lo scorso novembre - la riforma della legge Gasparri. Sul tema sono intervenuti diversi esponenti politici, oltre al dg Luigi Gubitosi. «I vertici della tv pubblica sono oggetto e non soggetto delle variazioni di legg – ha sostenuto. – Anche io sono stato nominato da qualcuno, ma questo qualcuno non mi ha chiesto niente e non lo incontro da tanto tempo – ha proseguito riferendosi al premier Mario Monti -. Si può dire quello che si vuole, ma nella mia gestione nomine politiche non ci sono state».

«Siamo pronti alla sfida anche di fronte alla riorganizzazione aziendale», ha assicurato Di Trapani, definendo «opportuno immaginare un tavolo a tre tra azienda, sindacato e istituzioni». Il segretario Usigrai ha citato in primo luogo la necessità della riforma sulla governance «per assicurare autonomia e indipendenza e per eliminare i costi legati alla politica». Ha poi chiesto «certezza di risorse perché l’evasione del canone è a livelli altissimi e la riforma della natura giuridica dell’azienda, perché essere equiparati alla pubblica amministrazione impedisce di essere al passo con il mercato».

Di Trapani ha quindi auspicato una legge sui conflitti di interesse («c’é ne è uno macro – ha spiegato – ma poi ce ne sono tanti altri») e «un nuovo piano frequenze, ancor più importante in vista dell’asta, perché la Rai in molte parti d’Italia non si vede. Nel 2016 scade la concessione di servizio pubblico per la Rai – ha proseguito -. Chiediamo che si parta subito con il dibattito, tenendo presente che il servizio pubblico è uno e indivisibile». Di Trapani ha quindi posto l’accento sulle pari opportunità e sulla corretta rappresentazione di genere «in tutte le sfaccettature del servizio pubblico».

Fonte: ANSA


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2012

Rai: arrivano le nuove nomine molto politiche e poco tecniche

30 nov 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il Consiglio di Amministrazione Rai, presieduto da Anna Maria Tarantola, riunito ieri in viale Mazzini, ha approvato, su proposta del Direttore Generale, Luigi Gubitosi, la nomina dei Direttori delle tre Reti generaliste. Giancarlo Leone sarà Direttore di Rai1, Angelo Teodoli Direttore di Rai 2, Andrea Vianello Direttore di Rai 3.

Marcello Ciannamea è stato nominato Direttore Palinsesto. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre espresso a maggioranza l’intenzione di nominare Mario Orfeo Direttore del Tg1 al posto di Alberto Maccari che lascia l’azienda per raggiunti limiti d’età. Orfeo è stato nominato per cinque voti a quattro. Hanno votato contro Luisa Todini, Antonio Pilati, Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi.

Il Consiglio ha anche approvato lo cancellazione della Direzione Rai Intrattenimento e la confluenza delle relative attività e del personale da quest’ultima all’interno delle singole Reti. Queste delibere saranno operative a partire dal 1 gennaio 2013. Il nuovo Regolamento dei lavori consiliari non ha ottenuto invece il via libera da parte del Consiglio di Amministrazione. Infine, il Consiglio di Amministrazione ha espresso un ringraziamento unanime ai Direttori uscenti Mauro Mazza, Pasquale D’Alessandro, Antonio Di Bella e Alberto Maccari per il lavoro svolto.

La nomina di Giancarlo Leone a Rai1 é passata – secondo quanto si apprende – all’unanimità. Il direttore di Rai Intrattenimento, struttura cancellata oggi dal consiglio di amministrazione, prenderà il posto dal primo gennaio di Mauro Mazza, destinato alla presidenza di Rai Cinema. E’ passata all’unanimità anche la nomina di Andrea Vianello a Rai3 al posto di Antonio Di Bella, che diventerà corrispondente da Parigi. La nomina di Angelo Teodoli a Rai2 ha ottenuto, invece, sette voti favorevoli e due contrari. Teodoli prenderà il posto, sempre dall’inizio del prossimo anno, di Pasquale D’Alessandro, che potrebbe avere la direzione di un canale digitale.

Le nomine “tecniche” della Rai hanno però dovuto subire alcune resistenze e altre critiche. Lo dimostra l’affannosa nomina del quasi ex direttore del Messaggero al Tg1, passata con 5 voti a favore e 4 contro in cda. Due no dall’area del centro destra (Pilati e Todini) e due dalla società civile (Tobagi e Colombo). Una divisione prettamente politica e partitica, che ha accolto i plausi dell’emiciclo parlamentare, ma anche le forti critiche dell’Usigrai che mette subito le mani avanti: «Questo non è il segnale che si chiedeva. A dispetto delle ripetute dichiarazioni di autonomia dalla politica arrivate dalla nuova dirigenza Rai, vecchi e ben noti metodi di scelta dei vertici non ci hanno convinto». L’Usigrai critica, infatti, la risicata maggioranza sulla nomina di Orfeo, ma anche la scelta di ricorrere all’ennesima professionalità esterna.

Il cambiamento promesso dalla nuova governance tecnica non c’è stato. Come negli anni passati il cda Rai al primo banco di prova si è subito spaccato (tra destra e sinistra), bocciando inoltre la proposta di revisione del regolamento presentato dalla presidente Tarantola, proprio sulla delicata questione dei poteri interni.

Fonti: Ansa | La Stampa | Italpress


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2012

Rai: Gubitosi propone Orfeo al Tg1

28 nov 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in News, News Tv Digital Divide, Tv digitale terrestre
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Il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, ha proposto al cda del gruppo, che si riunirà domani, la nomina dell’attuale direttore del Messaggero, Mario Orfeo, alla direzione del Tg1. Al cda Gubitosi chiederà anche l’avvicendamento alla guida delle tre reti generaliste della Rai, proponendo Giancarlo Leone a Rai1 al posto di Mauro Mazza, Angelo Teodoli a Rai2 al posto di Pasquale D’Alessandro e Andrea Vianello a Rai3 al posto di Antonio Di Bella.

L’ordine del giorno contenente l’indicazione dei candidati, trasmesso ieri ai consiglieri, è arrivato nella stessa giornata in cui Gubitosi, insieme alla presidente Anna Maria Tarantola, sono stati ascoltati in Commissione Vigilanza. Proprio parlando davanti ai membri dell’organismo presieduto da Sergio Zavoli, il direttore generale della Rai ha difeso, indirettamente, la sua scelta di Orfeo alla direzione del Tg1. Rispondendo a una domanda in merito, posta dal capogruppo del Pdl in commissione, Alessio Butti, Gubitosi ha risposto: «Se fosse Orfeo vi manderò le cassette del Tg2 per farvi vedere come lo ha fatto».

In merito al fatto che la scelta sia caduta su un esterno, il direttore generale ha spiegato: «La nostra priorità è valorizzare le risorse interne, la Rai ha al suo interno le migliori professionalità, gente che sa fare la tv come nessuno, ma nessuna realtà è autoreferenziale».


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