Asta frequenze 5G al via a marzo 2018. 100 mln per passaggio a DVB-T2

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Asta frequenze 5G. Per la liberazione delle frequenze 700 MHz occupate dalle tv previsti 276 mln per le emittenti nazionali e 304 per le tv locali. Disposti poi 100 mln per incentivare il cambio dei televisori per il passaggio allo standard DVB-T2.

Nel disegno di legge di Bilancio approdato in Senato il governo ha fissato a 2,5 miliardi la base d’asta per l’assegnazione delle frequenze 5G per il servi­zio di banda ultralarga mobile. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di incassare 1,25 miliardi già nel 2018. Al 2022, quando la tabella di marcia prevede l’assegnazione delle frequenze su base ventennale, lo Stato stima un incasso com­plessivo di circa 3,2 miliardi ri­lanci inclusi.

L’articolo 89 del Ddl riporta nel dettaglio lo schema tem­porale per il versamento degli incassi minimi all’entrata del bilancio dello Stato, entro il 30 settembre di ciascun anno: 1.250 milioni per il 2018, 50 mi­lioni per il 2019, 300 milioni per il 2020, 150 milioni per il 2021 e la restante quota, per almeno 750 milioni, per il 2022. Risor­se, precisa il testo, da assicura­re prioritariamente con gli in­troiti derivanti dalle due ban­de pioniere 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz.

A queste, si aggiunge la banda 694-790 MHz che dovrà essere li­berata dalle emittenti televisi­ve del digitale terrestre che at­tualmente la occupano. Per cedere le frequenze si prevede un periodo transitorio com­preso tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2022.

Il calendario è fissato in tut­te le sue tappe. Entro il 31 mar­zo 2018 l’Authority per le comunicazioni dovrà predi­sporre le procedure di gara, poi il ministero dello Svilup­po dovrà assegnare le fre­quenze entro il 30 settembre 2018, con disponibilità a far data dal 1° luglio 2022. Nel frattempo l’Authority dovrà lavorare per assegnare alle emittenti televisive nuove frequenze nelle quali operare (in banda 470-694 MHz): entro il 31 maggio 2018 do­vrà essere adottato il nuovo Piano Nazionale per le frequenze del digitale terrestre ed entro il 30 settem­bre dovranno essere stabiliti i criteri per l’assegnazione. Sarà inoltre riformulata la contestata Numerazione LCN, oggetto di mille contenziosi, che ordina automaticamente i canali sul telecomando. Toccherà poi al ministero, en­tro il 28 febbraio 2019, rilascia­re i diritti d’uso.

Ci saranno ovviamente delle compensazioni per gli operatori televisivi costretti ad abbandonare le attuali fre­quenze. La norma le quantifi­ca in un valore fino a 276,8 mi­lioni a favore degli operatori di rete nazionali e fino a 304,2 milioni in favore degli opera­tori locali.

Ulteriori 100 mi­lioni sono destinati a incenti­vi per gli utenti che dovranno cambiare il televisore, o ade­guarlo con apposito decoder, per il passaggio al sistema di­gitale terrestre DVB-T2 che funzionerà con le nuove fre­quenze. In prima battuta, spiega la relazione tecnica della norma, si pensa a contri­buti limitati alle fasce disa­giate già esonerate dal paga­mento del canone tv (2 milio­ni di utenti per singoli “bo­nus” da 50 euro). Ma, anche alla luce dell’andamento del­la diffusione dei televisori di nuova generazione, il mini­stero dello Sviluppo potrà de­cidere di aumentare la dote diminuendo di pari misura l’assegnazione prevista per gli operatori di rete.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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