Free (ho. Mobile), slitta al 2018 lo sbarco nel mercato italiano di Iliad

free ho mobile iliadL’ipotesi più accreditata da fonti stampa è quella della primavera 2018, ma non c’è ancora una vera e propria data di lancio per l’operatore francese Free (Iliad) di proprietà di Xavier Niel.

In realtà il nome ufficioso del nuovo operatore tlc low cost sarebbe ho. Mobile e non Free, anche perché l’anno scorso sembra che Vodafone abbia depositato diverse versioni di marchi per possibili servizi mobili con il nome “free”. E si prepara a lanciare nel mercato italiano tariffe base “voce più internet” a 2 euro o anche meno (già Kena, la low cost di Telecom Italia le offre a 1,99) ma anche novità assolute. Come i distributori automatici di sim che Free Mobile usa in Francia e che potrebbe portare in Italia (anche se prima vanno superati degli ostacoli normativi).

Ho. Mobi­le (il nome non è stato ancora confermato) sta iniziando ad accendere in diverse città italiane, Milano, Roma, Torino, le frequenze che Wind 3 ha ceduto ai francesi, assieme a circa 7 mila impianti di trasmis­sione come “rimedio” procompetitivo voluto dall’Ue per autorizzare la fusione del terzo e del quarto operatore mobile italiano. Comunque la rete mobile, che ognuno può trovare attivando la ricerca rete manuale sul proprio cellulare, è per ora indicata dal numero 222-50.

TIM, come detto, ha già giocato la sua carta lanciando prima dell’estate il suo marchio low cost Ke­na Mobile. Wind 3 è ancora presa negli impe­gni della fusione. E Vodafone ha rinviato il lancio del suo marchio low cost in Italia (lo ha già fatto in Spagna e in Francia) in attesa delle prime mosse di lliad. Il lancio della creatura italiana di Niel a questo punto è quasi certo che subirà uno slittamento rispetto alla promessa (che forse è un impegno con l’Ue) di partire entro un anno dall’accordo di novem­bre 2016. Si parla di gennaio-febbraio. Tra gli addetti ai lavori c’è perfino chi ipotizza marzo-aprile.

Sugli accordi operativi necessari per creare il network di forniture e servizi necessari al lancio del nuovo operatore ancora zero ufficialità. Secondo fonti stampa lliad Italia ha già sottoscritto accordi di roarning, visto che la rete ereditata da Wind 3 ha un’estensione ridotta. Avrà quindi ospitalità sulle reti mobili della stessa Wind 3, ovviamente, e anche di TIM, mentre non sarebbe stato ancora firmato l’accordo con Vodafone.

Per quanto riguar­da i tempi di sviluppo della rete di proprietà, colloqui sarebbero in corso con due tower company per da cui affittare postazioni su antenne: sarebbero Cellnex (che gestisce i siti delle antenne di Wind) e Inwit (che fa lo stesso per Telecom). Altri colloqui – perché allo stato solo di questo si tratta – sono quelli che lliad ha intavolato con Open Fiber, con Fastweb e con Telecom con l’obiettivo di affittare fibra ottica per collegare tutte le antenne della rete mobile. Non solo quelle che Iliad verrà realizzando, ma anche quelle comprate da Wind 3, ancora oggi in un discreto numero, forse attorno al 60%, collegate tra loro solo in ponte radio. Una soluzione, quella della fibra, che è forse al momento la maggiore traccia di una strategia di Niel in Italia di mettere sul mercato un’offerta sì low cost ma con una qualità e una capacità di connessione da top class e pronta ad offrire subito anche il 4G, ossia la versione attualmente più avanzata di banda larga su rete mobile.

E il low cost allora? Ce lo si aspetta soprattutto sul versante tecnologico, delle reti di vendita e della customer care: un insieme di voci da cui gli analisti si attendono un taglio di costi potenziale attorno al 30%.

Le tecnologie, intanto: le piattaforme che gestiscono il traffico telefonico e dati e il billing, ossia la contabilizzazione tariffaria, in Francia Niel le ha realizzate in casa, sulla base di sistemi open source e dovrebbe portarle anche al di qua delle Alpi con evidenti vantaggi economici in termini di minori costi e ammortamento dell’investimento iniziale sostenuto per realizzarle. Lo stesso vale per il servizio clienti, quanto più possibile, come in Francia, affidato a sistemi automatici e ro­botizzati e all’online.

Ma il massimo del taglio dei costi operati­vi verrà dalla rete di vendita: qui le strategie sono le più lontane da quelle degli altri ope­ratori, che si affidano a network di negozi. Si parla a spanne di 6-7000 negozi per ognuno dei tre, 5-600 dei quali monomarca gestiti di­rettamente. Free in Francia ha invece appe­na 60 negozi e un paio di migliaia di distribu­tori automatici di sim dislocati tra edicole e tabaccherie. Importarli in Italia richiedereb­be una modifica normativa alle regole di identificazione degli acquirenti di sim. Non impossibile ma certo più complicata con go­verno e Parlamento presi da pressanti que­stioni pre-elettorali. E forse anche questa po­trebbe essere la ragione dell’attesa dell’arrivo del nuovo anno per il lancio.

Unici dati certi, per ora, il livello degli inve­stimenti di Niel in Italia. In totale si parla di un miliardo di euro nel prossimo tirennio, compresi i costi di acquisizione. Infatti, nel prospetto semestrale di Iliad presentato a settembre, si elencano 60 milioni investiti nella prima par­te dell’anno, 50 dei quali per l’acquisizione delle frequenze. E per il secondo semestre ar­riverà la fetta più consistente: 300 milioni. Al­tri 390 milioni sono stati messi a budget tra 2018 e 2019 come pagamento a Wind 3 per gli impianti. Ulteriori 200 milioni andranno invece nelle casse pubbliche per le frequen­ze. Tutto questo per raggiungere l’obiettivo di una quota del 10% del mercato.

Fonte: Repubblica Affari&Finanza

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