Rai, 21 milioni di euro al Fisco per IVA non pagata

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Il contenzioso sull’IVA poteva costare alla Rai ben 40 milioni di euro. L’esborso sarà pagato utilizzando il Fondo Rischi, ma peserà sul bilancio 2017 e soprattutto sul 2018.

Dopo una lunga indagine della Procura di Torino (archiviata nel febbraio 2017) e uno scomodo contenzioso con l’Agenzia delle Entrate e il Fisco, la Rai trova il compromesso e paga. 21 milioni di euro al Fisco per IVA non pagata su alcune fatture che la Sipra (ora Rai Pubblicità) ha emesso tra il 2006 e il 2012.

I magistrati torinesi scoprirono che a pagare queste fatture (in cambio di spot sui canali del servizio pubblico) era una società spagnola che rappresentava anche inserzionisti italiani. Fatture che hanno garantito alla tv pubblica forti vantaggi fiscali. L’Agenzia delle Entrate ha definito l’operazione come una plateale evasione dell’IVA.

L’indagine della Procura di Torino, che ha scandagliato la condotta penale di sei manager ed ex manager della Rai, è finita su un binario morto. Il contenzioso con l’Agenzia, con la Direzione piemontese che si occupa dei grandi contribuenti, restava in piedi.

Sia Rai Pubblicità sia la casa madre Rai hanno ingaggiato alcuni esperti di grido, per decidere il da farsi. E tutti i consulenti hanno fatto presente che Viale Mazzini rischiava di perdere la lite con l’Agenzia delle Entrate. E in caso di sconfitta legale, la televisione di Stato avrebbe pagato 40 milioni di euro. A quel punto, in soccorso della Rai è arrivata la “definizione agevolata” delle liti fiscali che è regolata dalla “manovrina” di primavera (in particolare dall’articolo 11 del decreto legge 50, poi convertito nella legge 96 del 2017).

La tregua, norme alla mano, andava sottoscritta in tempi rapidi, entro il 30 settembre. Così Viale Mazzini e l’Agenzia delle Entratesi sono accordate su 21 milioni di euro. L’importo andrebbe pagato in tre rate. Per fare fronte all’esborso, la Rai attingerà a un “Fondo rischi”, a una riserva di denaro che si mobilita in caso di spese impreviste. Questo Fondo garantirà tra i 10 e i 13 milioni di euro. Il resto sarà spalmato su più bilanci. In questo modo, la televisione pubblica confida di limitare i danni sia sul conto economico del 2017 – che può chiudere ancora con un piccolo utile – sia sul 2018, molto più fragile perché gravato dalle spese per i grandi eventi sportivi (come le Olimpiadi invernali e i Mondiali di calcio).

Fonte: La Repubblica

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