Diritti Tv Calcio: si sgonfia l’inchiesta su Infront e Lega

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Il Tribunale del Riesame smonta l’inchiesta della Procura di Milano sull’ipotesi di presunta turbativa d’asta e di altri reati contestati ai dirigenti Infront e a quelli della Lega Calcio circa le gare per l’assegnazione dei diritti tv della Serie A e B.

Il Riesame non ha rilevato infatti alcuna associazione per delinquere finalizzata a commettere una turbativa nelle aste del 2009, 2011, 2014 sui diritti tv del calcio italiano. Ha escluso i reati di autoriciclaggio, ostacolo alle funzioni di vigilanza ed evasione fiscale da parte del ex patron di Infront (Marco Bogarelli), l’ex presidente ed ex dg Infront (Giuseppe Ciocchetti) e del poi distributore all’estero dei diritti Riccardo Silva (Mp&Silva). Ha negato l’esistenza di truffe aggravate nei confronti della Lega Calcio da parte del suo advisor.

Sono state accolte in pieno tutte le tesi dei difensori. Secondo la Procura di Milano, Bogarelli, Ciocchetti e Silva avevano gestito un’associazione a delinquere insieme ad alcuni dirigenti di club di Serie A e B come Adriano Galliani (ex Milan), Enrico Preziosi (Genoa), Claudio Lotito (Lazio), Gianluca Paparesta (Bari). «La disintegrazione delle ipotesi accusatorie dei delitti scopo – scrivono i giudici – finisce per rendere evanescente qualsiasi considerazione sull’esistenza dell’associazione per delinquere» sostenuta dai pm e negata dai difensori Salvatore Pino, Sergio Spagnolo e Mauro Carelli. Se mai, «il tradimento» da parte del mondo Infront «del rapporto di fiducia» con la Lega Calcio pare «più pertinente alla giustizia sportiva che a quella ordinaria».

Nelle motivazioni il Riesame vengono smontate le accuse contestate ai tre, tra cui l’aver turbato in tre casi l’asta dei diritti tv per l’estero fino al 2014 e quella (contestazione solo per Bogarelli e Ciocchetti) delle stagioni di serie A e B 2014-2016, favorendo Mediaset su Sky. I tre, secondo i giudici, non hanno commesso «alcun reato» perché nelle gare, indette tra soggetti privati, non c’era alcun «interesse o ruolo della Pubblica Amministrazione».

Per il Tribunale è vero che Infront comunque si era im­pegnata a non intermediare i diritti tv oggetto di commer­cializzazione, e invece poi «Bogarelli e Ciocchetti in vio­lazione dell’impegno assunto e dei doveri di lealtà hanno stipulato con il gruppo di Riccardo Silva accordi commerciali per la spartizione del margine conseguito dalla commercializzazione dei diritti tv sui mercati esteri». Questa scorrettezza non assume però rilievo penale, per i giudici, in quanto «nessun raggiro è stato posto in essere ai danni della Lega Calcio, che ha accettato l’offerta di Silva perché abbondantemente superiore ai guadagni che la stessa Lega aveva ritenuto di preventivare».

Per i giudici nemmeno ci sono l’«ostacolo all’organo di vigilanza Covisoc» sui bilanci delle squadre di calcio, e l’«au­toriciclaggio» dei manager In­front che per i pm avevano «veicolato proventi di violazio­ni fiscali sotto forma di fittizi sponsorizzazioni o aumenti di capitale di Genoa, Bari e Brescia»: la Procura «non spiega su che elementi» sostenga «la relazione causale tra la successiva condotta di impiego delle provviste e l’antecedente condotta delittuosa solo sospettata», e inoltre «Genoa, Bari e Brescia hanno ottenuto l’iscrizione alla serie A regolarmente sulla base di bilanci fedeli».

Per il Riesame, infine, «gli interessi economici» sono stati «sì perseguiti nell’interesse dei singoli», tra cui anche Galliani, Preziosi e Lotito, «ma in eguale misura della Lega Calcio e delle piattaforme televisive». Ora l’inchiesta potrebbe andare verso una richiesta di archiviazione, che in questo caso potrebbe essere formulata anche per Galliani, previa iscrizione.

Fonti: Il Corriere della Sera | Ansa

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