Corte Ue: assegnazione frequenze ha favorito Rai e Mediaset

Corte Ue: l’assegnazione delle frequenze tv digitali in Italia potrebbe avere violato le regole comunitarie e favorito Rai e Mediaset.

Secondo l’avvocato Juliane Kokott della Corte di Giustizia Ue, è possibile che le regole italiane di conversione delle frequenze tv analogiche in frequenze digitali siano incompatibili con le norme europee, in particolare per quanto riguarda il tasso di conversione. La causa a cui si riferiscono le conclusioni dell’avvocato Ue riguarda il contenzioso arrivato sino ai tribunali comunitari in cui Persidera (operatore di rete nazionale nato dall’unione di Telecom Italia Media Broadcasting e Rete A del gruppo Espresso) e anche Europa Way (Europa 7) contestano l’assegnazione di una sola frequenza digitale in cambio di due vecchie analogiche (gestite prima dello Switch-off al digitale terrestre) che fu decisa nel lontano 2009 dal Ministero per lo Sviluppo Economico e regolata dall’Agcom (delibera  181/09/CONS).

La battaglia per l’assegnazione del multiplex mancante è iniziata proprio nel 2009, quando ancora era TIMB a protestare da sola e il passaggio al digitale terrestre era ancora agli esordi. I ricorsi di Persidera poi hanno affrontato tutti i tribunali nazionali dal Tar sino al Consiglio di Stato che ha rimandato tutto nel 2015 alla Corte di Giustizia Ue. La disparità di trattamento della conversione delle frequenze analogiche con quelle digitali denunciata dall’operatore di rete tv si è poi incrociata negli anni con le varie aste (il famoso beauty contest poi tramutatosi in asta onerosa) per l’assegnazione delle rimanenti frequenze tv.

Secondo Kokott, il metodo di conversione usato (canali analogici già posseduti, meno uno) ha svantaggiato «Persidera, la quale, diversamente dai due grandi operatori Rai e Mediaset, diffondeva fino a quel momento non tre bensì solo due canali televisivi analogici. Rai e Mediaset hanno infatti fruito di un tasso di conversione pari al 66,67 % (ricevendo 2 multiplex ciascuna contro i tre canali analogici precedentemente posseduti) mentre Persidera ha avuto un tasso di conversione soltanto del 50% (ricevendo 1 multiplex contro i due canali analogici prima posseduti)».

In verità la conversione per Rai e Mediaset è stata di 1 a 1 (con tre multiplex a testa), cioè una frequenza analogica per un mux digitale, anche se furono obbligati a cedere il 40% della capacità trasmissiva del terzo mux a terzi fornitori di contenuti non integrati. Allo stesso modo, secondo le disposizioni Agcom, però anche gli operatori che possedevano le licenze per due frequenze analogiche furono obbligate a cedere il 40% della capacità trasmissiva del secondo mux a terzi fornitori di contenuti non integrati.

In tal modo, «i due leader del mercato ottengono, rispetto al numero dei canali televisivi analogici già posseduti, più frequenze digitali dei loro concorrenti minori». Tale metodo è quindi «contrario al principio di non discriminazione e alle regole sulla concorrenza, a meno che non sia l’unico modo possibile (ciò che il giudice nazionale dovrà verificare) per perseguire obiettivi legittimi di interesse generale, quali, in astratto, la garanzia della continuità dell’offerta televisiva nell’interesse degli utenti e la salvaguardia dell’indivisibilità delle frequenze televisive».

Le conclusione dell’avvocato generale sono una proposta di soluzione che non vincolano la Corte di Giustizia. Prossimo step sarà la sentenza del tribunale europeo e poi il ritorno delle cause al Consiglio di Stato.

Fonte : Ansa | ItaliaOggi

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