Canone frequenze, le tv locali chiedono chiarezza al governo

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Le tv locali chiedono chiarezza sulla questione relativa ai contributi per il canone frequenze e per i diritti amministrativi. L’aumento di questi contributi mette a rischio l’esistenza stessa delle imprese televisive, denuncia l’associazione Aeranti-Corallo.

Nell’era analogica gli operatori tv, pubblici e privati, erano tenuti al pagamento di un canone annuo pari all’1% del fatturato, con il limite massimo di euro 17.776 per le imprese televisive locali. Con le nuove norme approvate dall’Agcom (delibera n. 494/14/CONS), solo gli operatori di rete saranno obbligati a versare allo Stato ogni anno sia i diritti amministrativi che il canone per la concessione dei diritti di uso delle frequenze. Purtroppo tali contributi corrispondono, nel complesso, a cifre anche 15-20 volte superiori a quelle pagate con il vecchio regime, soprattutto per le tv locali.

Secondo l’Agcom, inoltre questi ultimi contributi non comprenderebbero quelli relativi alle frequenze utilizzate per i ponti radio di contribuzione e di collegamento, per i quali si applicherebbero le attuali tariffe (11.100 euro a impianto) del Codice delle Comunicazioni Elettroniche .

Per questi motivi, denuncia Aeranti-Corallo, le tv locali rischiano di trovarsi a pagare importi assolutamente insostenibili. Al momento, per tamponare il pasticcio dei canoni di concessione delle frequenze, il governo, con decreto del 29 dicembre, ha previsto in via transitoria il pagamento di un acconto pari al 40% di quanto versato nel 2013 (quando era vigente il vecchio regime di contribuzione). Ma è allo studio nel disegno di legge Europea 2014, attualmente in discussione presso la Commissione XIV (Politiche dell’Unione europea) della Camera dei Deputati, un ulteriore incremento degli stessi diritti amministrativi, che andrebbe a fissera importi ancora più insostenibili per il comparto delle tv locali.

Nei giorni scorsi, sono stati presentati diversi emendamenti finalizzati a ridefinire tali importi in maniera più congrua per il comparto televisivo locale, come proposto da Aeranti-Corallo. In particolare, due emendamenti presentati dalla Lega Nord prevedono la rideterminazione di tali diritti amministrativi come segue: sull’intero territorio nazionale, 127.000 euro; su un territorio fino a 15 milioni di abitanti, 3.000 euro; su un territorio fino a 10 milioni di abitanti 2.000 euro; su un territorio fino a 5 milioni di abitanti 1.500 euro; su un territorio fino a 1 milione di abitanti 1.000 euro; su un territorio fino a 200 mila abitanti 500 euro. Un altro emendamento presentato da alcuni parlmentari di Lega Nord, Scelta Civica e PD, prevede i seguenti importi: su un territorio avente più di 1 milione e fino a 10 milioni di abitanti: 2.000 euro; su un territorio avente più di 200.000 e fino a 1 milione di abitanti: 1.000 euro; su un territorio avente fino a 200.000 abitanti: 500 euro.

Resta ancora irrisolta la questione dei contributi per le frequenze dei ponti di collegamento, per le quali è necessario un chiarimento interpretativo da parte del Ministero dello Sviluppo economico ovvero attraverso un provvedimento legislativo ad hoc.

L’associazione delle tv locali Aeranti-Corallo chiede un intervento globale sulla materia, con la previsione che l’acconto del 40% fissato dal Decreto 29 dicembre 2014 venga imputato a titolo definitivo e riguardi sia le frequenze di trasmissione che i ponti di collegamento e che i diritti amministrativi di cui all’art. 34 del Codice vengano ridefiniti secondo le proposte emendative presentate nell’ambito del disegno di legge Europea 2014.

Fonte: TeleRadioFax n. 9/2015

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