Canone Frequenze, Aeranti-Corallo: costi eccessivi per le tv locali

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Non si spegne la polemica, accesa nei mesi scorsi, sul pasticcio delle nuove regole varate dall’Agcom sui canoni di concessione per le frequenze tv.

Il nuovo affitto dei canali, stabilito nella delibera n. 494/14/CONS, che si dovrà pagare in base al numero di multiplex (non più in base al fatturato), applicherà un maxi sconto progressivo agli incumbent del mercato (Rai e Mediaset), potrebbe sottrarre cifre considerevoli alle casse dello Stato, e rischia di pesare in modo sproporzionato sugli operatori di rete che detengono le porzioni di spettro e ripetitori (come ad esempio Persidera) e sulle tv locali. La delibera, aspramente criticata dalla politica, dalla Commissione Europea e dagli operatori del settore, è attualmente bloccata sino al prossimo anno da un decreto di fine dicembre, che chiede in via transitoria agli operatori tv un acconto del 40% sui canoni dello scorso anno (quando era vigente il vecchio regime di contribuzione).

Secondo l’associazione delle tv locali Aeranti-Corallo, i nuovi criteri definiti dall’Authority per la fissazione dei contributi annuali per l’utilizzo delle frequenze nelle bande televisive terrestri sarebbero assolutamente insostenibili per l’intero comparto. Dal limite massimo di 17.776 euro per l’era analogica (con l’1% del fatturato), gli operatori di rete locali dovrebbero ora corrispondere un contributo annuale per la concessione del diritto di uso delle frequenze che a seconda della regione dal 2014 sino al 2018 potrebbe arrivare sino a 126.000 euro l’anno. Tali contributi non comprenderebbero quelli relativi alle frequenze utilizzate per i ponti radio di contribuzione e di collegamento, per i quali si applicherebbero le attuali tariffe del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (11.100 euro a impianto). Inoltre le imprese tv locali saranno costrette a versare un contributo annuale per diritti amministrativi che potrebbero salire sino a 127.000 euro a seconda dell’effettiva copertura della popolazione.

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Il sottosegretario Giacomelli, in sede di audizione in Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e in Commissione VIII del Senato, ha preannunciato una ridefinizione globale della normativa in materia. Il Governo ha recentemente varato il disegno di legge recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2014”. Tale provvedimento, che prevede però un incremento dei diritti amministrativi fissando importi ancora più insostenibili per il comparto delle tv locali, si trova ora all’esame della Camera dei Deputati, dove è stato rubricato con il n. 2977 e dove sarà discusso, nelle prossime settimane, dalla Commissione XIV (Politiche dell’Unione europea).

Per questo motivo l’associazione delle tv locali Aeranti-Corallo chiede che la questione sia affrontata una volta per tutte in maniera globale:

l’acconto del 40% fissato dal Decreto 29 dicembre 2014 venga imputato a titolo definitivo e riguardi sia le frequenze di trasmissione che i ponti di collegamento;

– i diritti amministrativi di cui all’art. 34 del Codice vengano definiti, per quanto riguarda le tv locali, secondo i seguenti scaglioni: su un territorio fino a 15 milioni di abitanti, 3.000 euro; su un territorio fino a 10 milioni di abitanti 2.000 euro; su un territorio fino a 5 milioni di abitanti 1.500 euro; su un territorio fino a 1 milione di abitanti 1.000 euro; su un territorio fino a 200mila abitanti 500 euro.

Fonte: TeleRadioFax n. 7/2015

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