Archivio del aprile 12th, 2012
Servizio Pubblico di Santoro, puntata Speciale “La mafia che cambia” in diretta Web (live streaming)
Questa sera alle 21.05 va in onda una puntata speciale di Servizio Pubblico. La trasmissione multipiattaforma di Michele Santoro intitolata “La Mafia che cambia” sarà visibile su Cielo (canale 26 del digitale terrestre), sulla rete di tv locali, e sui siti web del www.ilfattoquotidiano.it e www.serviziopubblico.it. A seguire, solo su www.serviziopubblico.it e www.ilfattoquotidiano.it, l’intervista esclusiva di Sandro Ruotolo al pentito Angelo Siino, mentre su Cielo e la rete di tv locali andrà in onda “A un passo dalla Verità“.
Nella prima andrà in onda “La mafia è bianca”, il documentario di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini in cui indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, interrogatori e processi disegnano la trama di un giallo popolato da boss di Cosa Nostra, potenti uomini politici, imprenditori milionari, pentiti di mafia e medici. Il film racconta i cambiamenti dell’organizzazione criminale sotto la guida del superlatitante Bernardo Provenzano e pone pesanti interrogativi sull’oscuro intreccio tra la criminalità organizzata e la politica e documenta una nuova stagione del potere. A seguire, il documentario ”A un passo dalla verità” con eccezionali documenti video, scovati tra le migliaia di atti giudiziari delle inchieste sulla strage di via D’Amelio e sulla trattativa.
Per dare la possibilità a quella parte del pubblico che può accedere al programma Servizio Pubblico esclusivamente dalla piattaforma tv satellitare FTA, dove la trasmissione non è trasmessa in chiaro, e per gli utenti che non riescono ad accedere allo streaming ufficiale attraverso il lettore multimediale Microsoft Silverlight (incompatibile per alcune versioni di browser e di sistemi operativi non Windows), Tv Digital Divide mette a disposizione lo streaming video del programma sul blog e sulla sua pagina Facebook e i link delle altre tv che trasmettono l’evento in Rete.
- Diretta streaming dal Fatto quotidiano per connessioni lente.
- Di.Tv
- RTV 38
- Umbria Tv
- Rete 8
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Asta frequenze tv: non arriva ancora l’ok dalla Commissione Europea
La Commissione europea sta ancora valutando il piano italiano, redatto dal Ministero dello sviluppo, per indire un’asta per l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre e nega di avere già dato il via libera a tale operazione.
«Non è stato dato alcun via libera a questo punto, a dispetto di quanto riportato da alcune fonti di informazione. – ha commentato Antoine Colombani, portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. – Restiamo in contatto con le autorità italiane e commenteremo ovviamente gli annunci quando necessario, seppur al momento non abbiamo un termine temporale preciso», ha concluso il portavoce.
Sulla questione dell’asta per i multiplex della tv digitale, la Commissione europea è chiamata ad esprimersi sul rispetto delle norme comunitarie in materia di concorrenza e in particolare sull’effettiva possibilità di accesso per operatori nuovi e alternativi alle frequenze liberatesi con il passaggio dal segnale analogico a quello digitale. La gara pubblica è stata imposta dalla stessa istituzione europea allo Stato italiano per annullare la procedura di infrazione (ancora sospesa) aperta nel 2006 sul mercato televisivo nostrano.
Esperti della Commissione fanno comunque sapere di aver gradito il ricorso ad un’asta onerosa per l’attribuzione delle frequenze piuttosto che l’assegnazione gratuita delle stesse, come precedentemente progettato dalle autorità italiane attraverso il contestatissimo e cestinato Beauty Contest creato dal governo Berlusconi.
Fonte: AGI
Switch-off 2012: mozione in Parlamento a favore delle tv locali
Con il passaggio al digitale terrestre delle regioni del centro e sud Italia previsto tra maggio e giugno molte piccole emittenti televisive saranno costrette alla chiusura, con gravi ripercussioni occupazionali (si parla di circa 10mila addetti), ma anche in termini di informazione dai territori.
La delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 300/10/CONS relativa al piano nazionale di assegnazione delle frequenze, assegnando le frequenza per la realizzazione di 25 reti nazionali, non consente di garantire il rispetto della riserva di almeno un terzo dei programmi irradiabili all’emittenza televisiva locale.
Oggi alla Camera sono calendarizzate le mozioni sull’assegnazione delle frequenze televisive presentate dai deputati di tutti i gruppi parlamentari (anche il Pdl) che chiedono tutte al governo di impegnarsi per ridurre il numero dei multiplex (e quindi delle frequenze) attualmente assegnati – in via provvisoria e in attesa del completamento della fase di transizione al digitale – all’emittenza nazionale, dando attuazione a quanto previsto sia dalla legge n. 249 del 1997, sia dalla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 181/09/CONS, che prevedono espressamente che il Piano Nazionale di assegnazione delle frequenze (PNAF) riservi almeno un terzo dei programmi irradiabili all’emittenza televisiva locale. (AgenParl)
Sky, la crisi pesa sugli abbonamenti
Anche Sky Italia, dopo una crescita costante nel 2011, comincia ad avvertire la morsa della recessione. La pay-tv satellitare controllata dalla News Corp di Rupert Murdoch, scrive MF, secondo quanto appreso da milanofinanza.it, rischierebbe di perdere una fetta di quei 5,03 milioni di abbonati registrati al termine della prima metà dell’esercizio fiscale 2011-2012, chiuso con ricavi per 1,87 miliardi di dollari e un utile operativo di 125 milioni.
Soglia che rappresenta un traguardo rilevante nei piani di crescita della società, che per sette trimestri consecutivi aveva visto crescere il numero di sottoscrittori. Il motivo di questo calo, oltre alle suddette motivazioni, andrebbe cercato anche negli effetti della legge 40/2007 (nota come legge Bersani) che ha abolito le penali in caso di recesso anticipato rispetto alla scadenza contrattuale, e che quindi concede ai consumatori la possibilità di recedere unilateralmente.
Digitale terrestre Emilia-Romagna: salvate la Rai Regionale dall’asta delle frequenze tv
Bologna – Salvare la Rai dell’Emilia-Romagna, migliorando, invece di aggravare, una situazione che dopo il passaggio al digitale terrestre continua a registrare problemi di ricezione in quattro province su nove (Piacenza, Parma, Ferrara e Ravenna) e in numerose zone appenniniche. Viceversa, la situazione potrebbe appunto peggiorare qualora, il prossimo 19 aprile, venisse ceduta all’asta la frequenza portante della tv di Stato nella nostra regione: il canale 24 UHF.
Se cosi’ fosse, l’obbligo a utilizzare il canale rimanente, UHF 23, nella migliore delle ipotesi ”regalerebbe‘ ai cittadini emiliano-romagnoli la visione del Tgr del Veneto, nella peggiore un secondo switch-off verso il canale rimasto, di qualità estremamente inferiore, con la necessità di rivolgersi agli antennisti per migliorare l’impianto di ricezione delle proprie abitazioni. In soldoni: disagi su disagi.
A lanciare l’appello è l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che in una risoluzione sottoscritta da tutti i componenti e condivisa dall’intera Conferenza dei capigruppo chiede alla Giunta regionale di intervenire sul Ministero dello Sviluppo economico e l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per «escludere il canale 24 UHF dalle frequenze inserite nelle procedura di evidenza pubblica», perchè quella frequenza rappresenta «l’ossatura portante delle rete del servizio pubblico in Emilia-Romagna».
Su proposta dell’Ufficio di presidenza, la Conferenza dei Capigruppo ha iscritto la risoluzione all’ordine del giorno della seduta consiliare di martedì 17 aprile. «La questione va affrontata con la massima urgenza – afferma il presidente dell’Assemblea legislativa, Matteo Richetti – ovviamente prima del 19 aprile, data dell’asta delle frequenze». L’Assemblea legislativa si trova dunque a dover fare i conti con l’ennesima difficoltà legata al digitale terrestre in regione, a cui solo recentemente, e non totalmente, la Rai sembrava aver posto rimedio con la trasmissione del Tg3 regionale su una seconda frequenza: infatti il cosiddetto Beauty Contest, cioè la procedura per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze in banda televisiva, prevede il rilascio da parte di Rai e la conseguente messa all’asta anche della frequenza UHF 24, «l’unica adatta a veicolare il segnale Rai per qualità e protezione», ricorda la risoluzione.
L’eventuale cessione porterebbe Rai3 Emilia-Romagna ad «utilizzare un canale di qualità estremamente inferiore, costringendo moltissimi cittadini emiliano-romagnoli a ricevere il Tgr del Veneto o, eventualità ancora peggiore, a sottoporsi ad un secondo switch-off. Ulteriore richiesta dell’Assemblea è quindi che ministero e Garante si impegnino a «proteggere adeguatamente il canale 24 UHF diffuso nelle aree di Parma e di Piacenza». (ASCA)
Agenda Digitale: Italia in netto ritardo (-1,5% del PIL), ma Passera promette sviluppi
Il ritardo dell’Italia nella diffusione delle reti a banda larga rispetto a paesi come la Francia o la Germania è di circa il 10% e comporta una riduzione del PIL pari all’1,5%. E’ la stima della vicepresidente della Commissione Ue, Neelie Kroes, responsabile di Bruxelles per l’Agenda Digitale, che ieri ha parlato a Roma in occasione del primo Italian Digital Agenda Annual Forum di Confindustria.
Inoltre, ha sottolineato, «il 41% degli italiani adulti non ha mai navigato su Internet, fra il doppio e il triplo di francesi, inglesi o tedeschi: per questo dico, investite perchè ogni italiano diventi tecnologico». Infatti, secondo Kroes, «investire in ICT (Information and Communication Technology) è redditizio più della maggior parte degli altri investimenti, e infatti rappresenta già la metà della crescita di produttività». Entro il 2016, secondo le stime riportate dalla vicepresidente, oltre il 10% degli acquisti avverranno online, e la quota del mercato pubblicitario in rete sarà superiore al 25%. Ancora, il settore dell’ICT offrirà possibilità di impiego a numerosi giovani disoccupati: la richiesta entro il 2015 di professionisti specializzati è stimata in circa 700 mila persone, ma gli italiani che studiano informatica sono «solo un terzo rispetto ai giovani degli altri paesi dell’Europa occidentale».
Il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, il padrone di casa del Forum, ha lanciato un appello: «L’Agenda Digitale diventi volano della crescita. Le imprese italiane dell’ICT offrono la piena collaborazione al Governo perché l’Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese ad un nuovo ciclo economico», ha affermato Parisi.Secondo il numero uno di Confindustria Digitale se «lo sviluppo dell’internet economy diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita il contributo all’aumento del PIL potrebbe essere dell’ordine del 4-5% nei prossimi tre anni».
Dalla parte del governo tecnico in risposta arrivano le solite promesse e forse qualcosa in più. Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, nel corso dello stesso Forum ha dichiarato che «sull’Agenda Digitale ci mettiamo la faccia», accendendo i riflettori sull’importanza del piano a cui lavora la squadra di Monti.
«Ci siamo presi un impegno: i progetti sono tanti e articolari. Ci sono da recuperare i ritardi accumulati dall’Italia in acluni settori ma non dimentichiamoci che non siamo dietro a nessuno in quanto a iniziative. Abbiamo creato una squadra stabile e probabilmente aggiungeremo una struttura di coordinamento di tutti i progetti. Ci sono troppe agenzie e dobbiamo avere il coraggio di superare il passato». Il ministro ha inoltre annunciato che il decreto Digitalia sarà messo a punto entro giugno: «Si tratta di un provvedimento legislativo che conterrà norme per lo sviluppo dell’Agenda digitale, un vero e proprio pacchetto di spinta».
Passera auspica l’intervento di tutte le forze in campo, a partire da Condindustria Digitale per un piano da realizzare «tutti insieme per realizzare un provvedimento legislativo il più possibile condiviso», osservando comunque che in questo campo «le norme possono aiutare» ma non sono sufficienti. Un ruolo importante, nel digitale, la riveste anche l’offerta che – ha ricordato il ministro – «crea la domanda». Ma alcuni industriali delle tlc, come ad esempio Bernabè di Telecom Italia, non sarebbero esattamente d’accordo.
Nel rilevare l’opportunità della collaborazione tra pubblico e privato in questo settore e il diverso ruolo che può rivestire l’amministrazione centrale da quella locale, il ministro ha rilevato che il tutto va portato avanti con un pensiero e con uno standard comune. «È giusto – ha sottolineato – che ognuno vada avanti per la sua strada, se è vero che ogni regione e ogni zona deve individuare che tipo di soluzione è più idonea, ma attenzione a non perdere soldi e tempo come in passato perché non c’era uno standard comune».
Insomma, come afferma Il Sole 24 Ore la strada dello sviluppo dell’Agenda Digitale è obbligatoria per iniettare competitività in un’economia moderna, per dare un futuro al Paese che è rimasto troppo attardato (a causa almeno in parte del berlusconismo telecentrico). Certo, a parole sono tutti d’accordo, per dare un’impressione positiva di fronte all’Europa. Ma poi in concreto emergeranno le solite e imprescindibili divisioni e i vecchi attriti di lobby e potere. Qualcosa però si deve fare. L’alternativa è quella di rimanere ai margini dell’economia mondiale.























