Copyright: in Italia un software su due è illegale, bruciati 2 mld di Pil (secondo BSA)

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Il mondo dell’industria e degli imperi del Copyright lanciano nuovamente l’allarme pirateria, guarda caso in concomitanza con l’ennesima sconfitta del mercato digitale “illegale”, e nei giorni di accesa discussione in tema di diritto d’autore su Internet.

E il portavoce di questa denuncia è al solito il BSA Italia (Business Software Alliance), l’organizzazione che riunisce i produttori di software proprietario nel mondo, col suo presidente Matteo Mille: «La pirateria informatica genera in Italia poco meno di 2 miliardi di mancato Pil. Una pratica che ha raggiunto quota 49% e piazza il Bel Paese in seconda posizione dietro alla Grecia (51%), che ha però valori assoluti molto più bassi, a fronte di una media europea al 33%».

«Il problema – ha spiegato Mille nel corso si un convegno organizzato dalla Camera di Commercio Americana in Italia – è che l’Italia ha norme fatte bene, ma occorre aumentare il livello di comunicazione sui rischi che si corrono utilizzando software illegale». Al convegno ha partecipato anche Loredana Gulino, direttore generale per la Lotta alla Contraffazione all’interno del ministero dello Sviluppo Economico, che ha spiegato come «in Italia stiamo lavorando molto bene per la tutela della proprietà industriale. «Abbiamo rafforzato il brevetto nazionale – ha aggiunto – offrendo il servizio di ricerca di anteriorità a chi registra il proprio brevetto».

Ma le cifre che lancia in pasto ai media il BSA sono le stesse di un anno fa, quando Microsoft stimava un perdita (un pò vaga) tra i 3,5 e i 7 miliardi di euro per il commercio del software illegale, quando lo stesso Business Software Alliance riportava un calo del tasso del commercio di materiale digitale contraffatto dal 23% al 18% su scala nazionale. Secondo Mille, che è anche responsabile della divisione software originale di Microsoft, «una riduzione del 10% della pirateria in un arco di tempo di 4 anni genererebbe in Italia più di 7.500 nuovi posti di lavoro, oltre 1.245 milioni di euro di ulteriori entrate fiscali entro il 2013 e circa 3.637 milioni di euro in termini di nuovi volumi d’affari sviluppato per l’intero settore ICT italiano, cioè un significativo aumento del Pil».

L’indagine Ipsos-Favap del 2011, che riguarda il mercato dell’audiovisivo, ha invece registrato che solo il 37% dei consumatori italiani farebbe uso di materiale digitale illegale, con un ammanco da “soli” 384 milioni, e l’impatto complessivo stimato sul mercato sarebbe di una perdita minore di 500 milioni euro l’anno. L’organo anti-pirateria FPM della Federazione Industria Musicale Italiana anch’essa stima perdite da 300 milioni l’anno. Insomma, al solito, l’industria del Copyright nelle giuste occasioni tira fuori numeri e cifre esorbitanti (e poco realistici) per fomentare gli allarmismi e perorare la causa dei profitti sul diritto d’autore (che non ha mai a che fare con i veri autori).

Fonte: corrierecomunicazioni.it