Copyright: al voto l’emendamento Fava censura-Internet

La Camera dei deputati dovrebbe votare oggi (salvo eventuali ritardi e rinvii) sul discusso emendamento Fava alla legge comunitaria che, se approvato, imporrebbe agli hosting provider e ai siti Web di monitorare in modo preventivo i contenuti messi in rete dagli utenti e di eliminare quelli segnalati da qualsiasi soggetto interessato, senza rivolgersi alle istituzioni giudiziarie.

L’emendamento in questione, presentato dal leghista Gianni Fava, è stato approvato con un mezzo inganno a larga maggioranza nei giorni scorsi dalla commissione Attività produttive di Montecitorio, ma successivamente diversi partiti – dal Pd al Fli al Pdl – ne hanno preso le distanze. Il testo, che richiama una direttiva Ue del 2000 sul commercio elettronico, modifica il decreto legislativo 70 del 2003, disponendo tra l’altro la rimozione dei contenuti online non più su ordine delle autorità competenti, ma su richiesta “di qualunque soggetto interessato“.

A favore dell’emendamento Fava si è espressa nei giorni scorsi anche Confindustria Cultura Italia, secondo cui esso «sana un vizio legislativo italiano». «L’obiettivo è tutelare i mercati legali, non l’abuso», è la posizione espressa in un comunicato da Confindustria, secondo cui «solo rimuovendo gli ostacoli giuridici preesistenti, si potranno favorire forme di collaborazione con i gestori di piattaforme web e dissuadere gli utenti da comportamenti abusivi e illegittimi». Ma la legge può tranquillamente trasformarsi in uno strumento di censura della libertà di espressione e di controllo della Rete. Confindustria Digitale infatti in una lettera ha chiesto alla Camera dei Deputati di sopprimere l’emendamento mettendo in guardia il Parlamento sulle conseguenze depressive che la norma avrebbe sul nascente mercato dell’eCommerce in Italia e in genere sulle opportunità di sviluppo che offre il Web.

Oltre 400 blogger, associazioni, giornalisti e imprenditori hanno inviato una email a tutti i deputati per chiedere che oggi venga abrogata la norma proposta dall’On. Fava. «Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del Web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici», si legge nella lettera promossa dall’Associazione Agorà Digitale. Nel testo si chiede anche un sostegno ad un emendamento presentato dall’On. Marco Beltrandi (Radicali) «che potrebbe non solo sventare gli esiti nefasti dell’emendamento Fava ma anche chiarire la situazione rispetto ad interpretazioni date dalla più recente giurisprudenza di merito che non sono lontane dal senso dell’emendamento Fava». Nelle scorse settimane deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, Idv, Pd, Pdl e Radicali) hanno presentato alla Camera emendamenti per abrogare tale norma che, «in contrasto con le direttive europee, vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata», precisa ancora Agorà Digitale.

Nel novembre scorso, in un caso nato dal tentativo di imporre filtri che impedissero download illegale, la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha ribadito il divieto di imporre a un provider Internet un obbligo generale di sorveglianza. La legge Fava andrebbe perciò contro le regole comunitarie, facendo rischiare delle sanzioni allo Stato italiano.

Fonti : Reuters | Ansa

Scritto da Matteo Bayre