Tv Digital Divide

Blog sul mondo della Tv Digitale Terrestre e della rete Internet

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Archivio del marzo, 2011

mar
31
2011

Diritti Tv: a Mediaset la Serie B, ma pagano anche ex abbonati Dahlia

31 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Guerra pay-tv, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Mediaset, attraverso la controllata RTI, si è aggiudicata i diritti televisivi ex Dahlia Tv per il digitale terrestre della Serie B di calcio, per la parte rimanente di questo campionato (cioè le 9 giornate finali più eventualmente i playoff e play out).

I diritti televisivi messi all’asta in trattativa privata dalla Lega Serie B sono tutto quello che rimane sul digitale terrestre dell’offerta a pagamento della pay-tv messa in liquidazione definitivamente in febbraio. La chiusura di Dahlia e le scelte dell’altra Lega Calcio (quella di Serie A) determinarono infatti l’oscuramento televisivo sulla piattaforma digitale terrestre delle partite delle 8 squadre del massimo campionato incluse nel pacchetto Dahlia Calcio, più tutto il resto della programmazione sportiva e d’intrattenimento.

Nell’asta per i diritti televisivi calcistici la Lega B per la seconda volta consecutiva ha negato a Europa 7, unica rivale di Mediaset nella gara, l’acquisto delle licenze, perchè, secondo fonti vicine ai rappresentanti delle società cadette, avrebbe proposto nuovamente un’offerta drasticamente inferiore alle richieste del bando (850 mila euro).

Mediaset Premium perciò trasmetterà sul dtt tutte le rimanenti giornate del campionato di Serie B 2010-2011, con le telecronache e i commenti giornalistici curati dalla redazione di SportMediaset e già da domani partirà con il match Torino – Grosseto delle ore 20.45. Ma non potrà garantire le dirette di tutte le partite per mancanza di banda tv. Potrà trasmettere solo gli anticipi del venerdì, i posticipi del lunedì, dei due migliori incontri del sabato, tutte le partite di Torino e Atalanta, i playoff e i playout. Le altre partite saranno trasmesse sul canale “Diretta Premium B” che offrirà la possibilità di seguire le azioni principali e i gol in tempo reale da tutti i campi.

Ma gli ex-abbonati Dahlia potranno tornare a vedere gratuitamente le partite già pagate?

Neanche per sogno. Mediaset metterà in vendita la Serie B sia per gli abbonati Premium sia per quelli di Dahlia orfani della propria ex pay-tv. Infatti il Biscione, per accaparrarsi nuovi utenti paganti, propone per i nuovi abbonati dell’offerta Premium Calcio (a 19 euro al mese) la “Serie bwin” in omaggio. Mentre i vecchi abbonati Premium potranno acquistare il Pacchetto “Serie bwin”, con le ultime 7 giornate di fine stagione più play out e play off, al prezzo complessivo di 29 euro (la 34ma e la 35ma giornata saranno gratuite per tutti gli utenti con tessera attiva). I clienti ex-abbonati Dahlia quindi potranno avere, a verifiche effettuate, questo “generoso sconto” solo se si abbonano a Premium Calcio (cioè l’offerta Easy Pay). Mediaset sarà così caritatevole che proporrà inoltre per chi non ha intenzione di pagare due volte l’abbonamento (quello Dahlia ormai svanito e il nuovo Premium) i match della B in pay-per-view a 10 euro per incontro.

Per eventuali proteste e insulti i circa 80 mila ex-abbonati Dahlia Tv che seguivano la serie cadetta possono contattare il sito www.mediasetpremium.it o telefonare al numero 199.303.404, ma anche quest’ultimo è a pagamento…



mar
31
2011

Sky e Mediaset pronti alla sfida della nuova tv. In Rai invece cresce solo il debito

31 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Guerra pay-tv, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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La lotta ai vertici della tv italiana resta una questione tra i soliti noti: Mediaset, Rai e Sky Italia. Cresce Telecom Italia Media, ma non abbastanza. In questo periodo di calma apparente i big della tv affilano i coltelli e, in vista dei prossimi Switch-off del digitale terrestre e dei mutamenti repentini degli ascolti, si preparano ad animare il mercato nei prossimi 12 mesi.

Lo scontro principale è sempre quello tra Mediaset e Sky che battagliano a colpi di offerte e abbonamenti pay. L’ultima mossa del monopolista del satellite sullo scacchiere del mercato televisivo ha condotto in porto un importante accordo commerciale con Fastweb per l’offerta Home Pack (che unisce la tv satellitare, la banda larga, e la telefonia fissa). La tv di Rupert Murdoch ha inoltre guadagnato a dicembre 2010 ben 71 mila abbonati salendo così 4,87 milioni in totale. Va più che bene anche la concessionaria Sky Pubblicità che nel 2010 ha totalizzato un fatturato complessivo di circa 350 milioni di euro (+20%) grazie soprattutto ai Mondiali di Calcio del Sud Africa.

Le risposte di Mediaset non si sono fatte certo attendere. Il Biscione forte di una crescita degli utili (+4,6%) negli ultimi mesi del 2010, di una ulteriore crescita della raccolta pubblicitaria (+5% nel 2010, per 1,19 miliardi di euro nei primi 9 mesi) e di un consistente rafforzamento nei mercati internazionali (soprattutto quello spagnolo), ha lanciato il servizio Premium Net Tv, estensione sul Web e sulla piattaforma Tv Over the top dell’offerta di Mediaset Premium.

Telecom Italia Media migliora invece i ricavi (+13,7%) e riduce le perdite a 54,4 milioni di euro, nonostante le svalutazioni conseguenti alla liquidazione di Dahlia Tv. Sul fronte della pubblicità TI Media può contare sul rinnovato accordo con Cairo Communication e rilevare una crescita del 3,2%.

Fuori dalla competizione della tv a pagamento, ma stritolata dalla concorrenza del mercato e sfruttata dai poteri politici, rimane l’azienda Radio Tv pubblica. La Rai infatti, pur essendo una grande realtà del nostro paese, deve far fronte a  un ingente debito (118 milioni di euro nel 2010) che rischia di smantellare l’immenso patrimonio del servizio pubblico. Il bilancio dell’azienda Rai infatti deve fare costantemente i conti con l’evasione del canone, scandalosamente mai regolata dalla politica, che nega 550 milioni di ricavi per l’abbonamento ordinario (per le famiglie) e 800-900 milioni di euro per quanto concerne il canone speciale riservato ad associazioni, partiti e aziende.

I tagli, le riduzioni dei costi, le esternalizzazioni, i blocchi di aumenti, scatti e premi attuati dal Piano Industriale del dg Masi dovrebbero garantire un budget 2011 con una chiusura in attivo. Ma l‘indebitamento finanziario complessivo della tv pubblcia crescerà comunque dai circa 200 milioni del 2010 ai 320 di fine 2011, a causa soprattutto degli investimenti imposti dal digitale terrestre (400 milioni senza un rientro immediato). Per far fronte a questi gravosi investimenti la dirigenza Rai ha previsto la cessione delle stazioni di trasmissione di RaiWay (non dell’intera società), guarda caso proprio mentre Mediaset integra le sue “torri” con quelle della Dmt, acquisendo il 60% della nuova società.

Il servizio pubblico nel primo trimestre 2011 registra inoltre un incredibile paradosso tra ascolti e ricavi pubblicitari. Nonostante la crescita complessiva dello share Rai (caratterizzato anche dalla frammentazione degli ascolti) rispetto al diretto concorrente Mediaset (in gennaio-febbraio quasi 7% in meno), la raccolta pubblicitaria di Sipra rileva meno ricavi per Rai  e un consistente guadagno in percentuale (da 63,8% a 65,2%) per Mediaset.  In pratica con oltre il 41% degli ascolti totali la Rai controlla “solo” il 24% del mercato pubblicitario, mentre Mediaset con il 37% degli ascolti si porta a casa oltre il 65% della raccolta pubblicitaria. Forse quello che perde Sipra (concessionaria Rai) passa a Publitalia (concessionaria Mediaset)?

Fonti: Italia Oggi | ilsole24ore..com



mar
29
2011

Niente anticipo al 2011 per lo Switch-off del digitale terrestre

29 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Abruzzo, Banda larga, Basilicata, Calabria, La verità sul digitale, Liguria, Marche, Molise, News, Puglia, Sicilia, Toscana, Tv digitale terrestre, Umbria
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Il passaggio completo alla tv digitale terrestre di tutte le regioni d’Italia, in cui la tv analogica è ancora in etere, con tutta probabilità non potrà essere anticipato entro la fine del 2011. L’anticipo delle date degli Switch-off auspicato dall’Agcom e dal consorzio delle tv nazionali DGTVi non potrà quasi sicuramente essere approvato dal Ministero dello Sviluppo economico dipartimento comunicazioni.

Lo conferma l’empasse sulla definizione dello stesso calendario, rinviata innumerevoli volte dal CNID, e la stessa proposta da parte del ministro Romani di un programma che prevedere il passaggio delle regioni della Puglia, della Basilicata, della Calabria, e della Sicilia nel primo semestre del 2012.

L’ultima e indiscutibile prova dello slittamento della transizione al digitale arriva da una norma del decreto Omnibus, approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, che indica il 30 settembre 2011 come termine ultimo per la presentazione del calendario degli Switch-off e che stabilisce che il MSE possa assegnare le licenze d’uso delle frequenze tv per l’asta LTE entro il 30 giugno 2012, e non entro il 31 dicembre 2011 come ipotizzato in precedenza.

Il 31 dicembre 2011 come termine per la concessione dei canali del digitale terrestre risulta quindi improponibile, anche perchè il governo ha introdotto un nuovo sistema di assegnazione delle frequenze per le tartassate tv locali, condizionato dall’incombenza della famosa asta per la banda larga mobile che venderà alle società telcom, per 2,4 miliardi di euro, i canali televisivi 61-69 UHF ora occupati dalle emittenti regionali.  Secondo le recenti disposizioni governative l’esproprio delle frequenze (9 su 27 disponibili) dipenderà da una speciale graduatoria, stabilita secondo il numero dei dipendenti, e paramentri economici, di copertura e patrimoniali, che stabilirà quale tra le tv locali potrà ambire al “titolo” di operatore di rete e quale invece sarà declassata a semplice fornitore di contenuti.

Chi scalerà la graduatoria e otterrà i gradi di operatore di rete, potrà gestire indipendentemente un multiplex del digitale terrestre (che può trasmettere almeno 6 canali) e ospitare anche altri fornitori di contenuti, cioè quello che è accaduto fino ad ora per le tutte emittenti locali. Le società televisive regionali che saranno invece escluse dalla particolare classifica non otterranno le frequenze e potranno solamente essere ospitate nei mux altrui, a certe condizioni che detterà l’Agcom. Il governo ha promesso che le tv locali penalizzate saranno indennizzate con i proventi dell’asta LTE (per un massimo di 240 milioni di euro), ma non esiste nessuna garanzia sui ricavi della gara per la banda larga mobile, nè la norma del decreto Omnibus assicura i risarcimenti promessi.

L’associazione Aeranti-Corallo, impegnata da mesi a difesa delle tv locali, «esprime un giudizio assolutamente negativo» sulle nuove disposizioni, e chiede d ripristinare il quadro normativo preesistente al decreto sul rilascio delle frequenze per la gara LTE, in base al quale tutte le tv locali analogiche sono diventate operatori di rete per la tv digitale terrestre in ambito locale. «Inoltre – dichiara l’associazione -  l’iter procedimentale previsto dal decreto legge, considerata la sua complessità, comporterà tempi molto lunghi per il relativo completamento, con conseguente danno sia per le imprese televisive, sia per l’utenza». Una volta emanato dal Quirinale, ricorda l’associazione, il decreto legge dovrà essere esaminato dalla Camera e dal Senato ai fini della relativa conversione in legge entro il termine perentorio di 60 giorni.

Per stilare la graduatoria e risolvere le controversie che sicuramente seguiranno ci vorranno parecchi mesi. Per questo motivo il governo ha spostato la data dell’assegnazione delle frequenze tv al 30 giugno 2012, data che con tutta probabilità, a fronte dei grossi problemi riscontrati, potrebbe anche essere posticipata. E per lo stesso motivo non sarà definito in breve tempo un nuovo calendario degli Switch-off del digitale terrestre.


mar
28
2011

Agenda Digitale per l’Italia fissa le tappe per lo sviluppo

28 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Discussione, Internet
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Il 21 marzo a Milano si è svolto il primo convegno organizzato da agendadigitale.org per chiedere alla politica, ma anche ai cittadini, nuove idee e un piano per la diffusione delle nuove tecnologie di Internet nel paese Italia. Sono state presentate decine di proposte, che saranno esaminate da otto gruppi di lavoro.

L’articolo di Claudio Leonardi sulla stampa.it del 22/03/2011:

Si è svolto ieri a Milano, presso l’università Iulm, il convegno di “medio termine” di agendadigitale.org, gruppo di pressione che si è riunito attorno alla richiesta, alla classe dirigente del nostro Paese, di dotarsi di una strategia organica e lungimirante per la diffusione delle tecnologie digitali nel tessuto sociale ed economico.

Sono passati 48 giorni da quando i promotori dell’iniziativa, una compagine eterogenea (21 mila aderenti finora) lontana da intenzioni lobbistiche e ancora meno corporative, ha pubblicato, tramite autofinanziamento, un appello alla politica su una pagina del Corriere della Sera. La richiesta era semplice: ci si organizzi per traghettare l’italia nell’era di internet e del digitale. Richiesta semplice, ma risposte complicate: perché l’appello non si rivelasse velleitario, Agendadigitale ha deciso di darsi la scadenza di cento giorni prima di valutarne l’impatto. Giorni che ha anche scelto di nutrire con iniziative pubbliche e individuali, trasformando ieri l’aula magna dello Iulm in un autentico laboratorio di idee, da tradursi in proposte concrete al prossimo forum della Pubblica Amministrazione.

Il bilancio provvisorio non racconta di grandi iniziative della politica: qualche esponente, anche autorevole, ha speso parole di impegno e di adesione, ma poco di concreto si è visto. Eppure, come ha spiegato Lucilla Sioli, capo unità dell’unità INFSO.C4 (Economic and Statistical Analysis), la traccia per lavorare c’è. E’ l’Agenda Digitale Europea, che si propone obiettivi numerici sostanziali perché i prossimi anni colmino il digital divide che affligge ancora il vecchio continente rispetto agli esempi statunitensi e giapponesi.

Tutti gli europei connessi” è l’obiettivo della commissaria europea Neelie Kroes, deputata olandese del gruppo Popolare, che intende, con questo slogan, dare a tutti i cittadini dell’Ue una connessione veloce a costi contenuti. L’Italia ha una storia specifica, che la relega spesso (ma non sempre) tra le ultime posizioni europee quando si tratta di misurare la conversione al digitale della società e dell’economia. Colpa, si dice, di un’età media troppo alta, ma anche di un problema culturale che Mario Dal Co, Direttore Generale Agenzia per la diffusione dell’Innovazione, riassume nell’ossessione “formalistico-giuridica” della nostra burocrazia e della classe dirigente stessa.

Il lavoro da fare non è solo tecnico e infrastrutturale, anzi. In Europa la banda larga (sia pure con velocità non altissime) raggiunge circa il 94% dei cittadini, anche se l’obiettivo posto dall’Agenda digitale europea prevede una copertura del 100% entro il 2013, che coinvolga finalmente anche le zone rurali, e per il 2020 una banda passante garantita di 30 Megabit al secondo. Ma fatta la rete, per parafrasare Massimo D’Azeglio, bisogna fare gli utenti.

In Europa esiste un 30% di cittadini che non si è mai avvicinata a internet, percentuale che in Italia salirebbe circa al 40% (dati dell’anno scorso). Il 50% degli utenti realizza acquisti online, ma solo l’8% di questi acquisti avviene in altri Paesei dell’Unione. C’è poco da stupirsi se si pensa che il 60% delle transazioni transfrontaliere fallisce per ragioni tecniche o legali. Troppe diverse, ancora, alcune regole del mercato, come per esempio le licenze copyright: un musicista che voglia avendere le proprie canzoni in europa ha bisogno di 27 diverse licenze, una per ogni Stato!

Molti i fronti sui cui lavorare: da quello della sicurezza informatica per aumentare il livello di fiducia negli acquisti online, alla normativa sulla privacy, alla creazione di standard che garantiscano la famosa “interoperabilità”, vale a dire la possibilità di dialogare tra sistemi tecnologici, ma anche giuridici. Un’esigenza particolarmente sentita, per esempio, nel settore della sanità, ma anche in quello della partecipazione agli appalti pubblici in tutta l’Unione Europea. Da questo punto di vista, spiega la Sioli, in Europa esistono già progetti sperimentali chiamati Cip, che si spera diano frutti nei prossimi anni.

In questo fermento, però, c’è spazio anche per le idee che arrivano dal basso. E Agendadigitale.org si farà carico, in economia di mezzi e con l’ausilio di solo lavoro volontario, di raccogliere e organizzare gruppi di lavoro su sette fondamentali argomenti: dalla ricerca e sviluppo alla creazione di un mercato digitale unico, dall’alfabetizzazione alla creazione di reti veloci. Molti gli interventi nell’ambito del convegno, tra cui quello di Juan Carlos De Martin, firma nota ai lettori de La Stampa, che ha affrontato il tema della riforma del diritto d’autore e dei piani di stanziamento di fondi per lo sviluppo del digitale in Italia.

Torino era presente anche con l’iniziativa Torino Open Gov, presentata da Fabio Malagnino, una sorta di impegno per i candidati alla guida del capoluogo piemontese per la pubblicazione online di tutti i dati che riguardano il comune, ma anche un programma in cinque punti che prevede, per esempio, la creazione di reti Wi-Fi libere e l’inserimento nello statuto della città del diritto all’accesso alla Rete.

La parola “partecipata” e “dal basso” suscitano quasi sempre il consenso dalla platea, che ascolta proposte (credibili) perché siano i cittadini a provvedere alla stesura della fibra ottica nelle città, e non le aziende di telecomunicazioni, per permettere il riciclo di computer a favore delle scuole, per raccogliere online il patrimonio quotidiano delle lezioni universitarie e per la creazione di una banca unica per l’innovazione. C’è anche chi invoca, su tutto, il metodo di Pietro il Grande quando impose la rasatura ai suoi nobili per avvicinarli all’Europa: l’innovazione, è il messaggio, qualche volta va imposta, spegnendo le vecchie tecnologie. Si è fatto per passare al digitale terrestre e per radicare l’autocertificazione nei burocrati restii. E’ sempre giusto darsi scadenze, come quella dei cento giorni di Agendadigitale.org. Ne mancano ancora cinquanta.


mar
25
2011

Agcom: regole anti digital divide per la gara per la banda larga mobile

25 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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Da un articolo di Daniele Lepido su Il Sole 24 Ore del 24/03/2011:

La “fame” di banda larga degli operatori di telefonia mobile – complice una rete che scricchiola sotto i copli di “chiavette” e “smartphone” – potrebbe essere finalmente placata. Arrivano le regole per l’asta delle nuove frequenze da dedicare ai cellulari del futuro, le stesse liberate dal trasloco, non ancora completato, delle televisioni dall’analogico al digitale.

Un documento corposo quello che l’Agcom metterà in consultazione pubblica da oggi per i prossimi trenta giorni e che il Sole 24 Ore ha potuto visionare integralmente. Un testo che il commissario Stefano  Mannoni definisce «d’avanguardia e persino migliore di quello dell’Ofcom (l’Autorità inglese per le comunicazioni), e che ci aspettiamo venga accolto con favore dal mercato». Parole che tradiscono, forse, quel filo d’orgoglio che i padri provano verso i figli (gli altri “padri” relatori del provvedimento sono, oltre al presidente Corrado Calabrò, anche il commissario Nicola D’Angelo e il segretario generale Roberto Viola).

Un sistema di regole che ha l’ambizione di essere un provvedimento di sistema, anche perchè è il bando più importante dai tempi della gara per le frequenze UMTS di undici anni fa. Anzi. Le frequenze che verranno messe all’asta già forse prima dell’estate ma più presumibilmente in autunno sono il doppio di quelle del 2000: circa 300 MHz contro i 145 dell’UMTS, per la prima asta italiana multifrequenza che prevede le licenze per lo spettro a 800 MHz, il più pregiato, insieme con quelli a 1,8 e 2,6 GHz (liberati dal Ministero della Difesa) e 2 Gigahertz.

Lo schema di provvedimento si struttura su almeno tre punti essenziali, alcuni dei quali fanno storcere il naso agli operatori di telefonia. Per esempio gli obblighi di copertura per colmare il digital divide, con particolare attenzione alle aree rurali. Un tema trattato nel punto 7 nel quale si spiega che “l’apposizione di adeguati obblighi minimi di copertura corredo dei diritti d’uso siano adeguati a ottenere un uso effettivo delle frequenze e consentano una maggiore garanzia (…) nella credibilità dei business plan”.

L’Agcom distingue gli obblighi di copertura per chi si porterà a casa la licenza per gli 800 MHz dagli obblighi che faranno capo ai detentori degli altri spettri. E quindi , in sintesi: per i vincitori degli 800 MHz gli obblighi di copertura per chi acquisterà una quantità di banda tra i 5 e 25 MHz andranno dal 20 al 40% del territorio (comuni fino a 3 mila abitanti), con un tempo di tre anni fissato per raggiungere il 50% dell’obiettivo e cinque per completarlo. Per gli aggiudicatari delle altre frequenze, invece, gli obblighi di copertura sono fissati in un “30% della popolazione nazionale in 24 mesi e il 50% entro 48 mesi“.

Il secondo punto cardinale delle regole è il refarming della banda a 1,8 GHz, là dove con il termine refarming si intende il passaggio dalla banda “stretta” del sistema GSM alla banda larga mobile di UMTS e LTE. Il terzo punto, infine, attiene alla creazione delle condizioni per l’eventuale ingresso di un nuovo operatore delle telefonia mobile, in un mercato a dire il vero già molto saturo (forse Poste già operatore mobile virtuale?).

Se l’obiettivo finanziario dell’asta, contenuto nella Legge di stabilità, parla di 2,4 miliardi di euro di introiti per lo Stato, sui tempi della gara mancano ancora certezze. dal canto suo il governo dovrà accelerare i tempi se vorrà che gli introiti siano versati entro il 30 settembre 2011, visto che un possibile scostamento dell’importo si compenserà con i tagli a tutti i ministeri. La verità è che non tutte le frequenze sono ancora libere, con le tv locali che potrebbero non accontentarsi dei 240 milioni stabiliti come incentivo per la migrazione al digitale.

Documento dell’Agcom per la Consultazione pubblica sulle procedure e regole per l’assegnazione e l’utilizzo delle frequenze disponibili in banda 800, 1800, 2000 e 2600 MHz per sistemi terrestri di comunicazione elettronica e sulle ulteriori norme per favorire una effettiva concorrenza nell’uso delle altre frequenze mobili a 900, 1800 e 2100 MHz.


mar
24
2011

Asta LTE: dal Milleproroghe 15 mln alle tv locali per liberare le frequenze tv

24 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Via libera del Consiglio dei ministri al decreto correttivo del Milleproroghe che tra gli innumerevoli provvedimenti ha adottato una norma che apre uno spiraglio al processo di liberazione delle frequenze del digitale terrestre per la conseguente gara per la banda larga mobile.

Il provvedimento prevede un finanziamento di 15 milioni di euro, a valere per l’anno 2011, relativo alle misure di sostegno per le tv locali in vista della sottrazione delle frequenze sugli 800 MHz da assegnare alle società tlc nella futura asta LTE. Il Milleproroghe (o almeno questa pezza del decreto) dovrebbe secondo il governo lenire le sofferenze e placare le veementi proteste del comparto dell’emittenza regionale.

Ulteriori 30 milioni di euro sono stati riconfermati (come ogni anno dal 2007) come finanziamento del cosidetto Fondo per il passaggio del digitale terrestre, che verrà utilizzato anche per le campagne d’informazione al cittadino (spesso attuate dalla Fondazione Ugo Bordoni), promosse dal Ministero dello Sviluppo economico. Gli staziamenti per il dtt purtroppo verranno pescati  però dalle già esigue risorse finalizzate per gli interventi e per lo sviluppo della malandata banda larga italiana.

La situazione dei finanziamenti pubblici al settore dei media per il 2011 comprende in totale 103 milioni euro: 48,3 milioni per le tv, 8,6 mln per le radio, a cui vanno aggiunti 45 milioni previsti dalla Legge di Stabilità, più gli ultimi 15 milioni del Milleproroghe correttivo. Ma l’effettiva copertura finanziaria è aleatoria, in quanto condizionata dall’incasso dei proventi che arriveranno dall’asta dei canali 61-69 UHF per gli operatori telcom per la banda larga mobile. Gli attriti tra le tv locali e il governo, le perplessità delle società delle telecomunicazioni, e il conseguente stallo sulle decisioni per la definizione dei calendari degli Switch-off e per la gara LTE fomenta l’incertezza sulla reale disponibilità di questi fondi.

Questo “generoso” finanziamento al comparto delle emittenti regionali è forse il primo passo verso un avvicinamento delle parti. Una contropartita per sopperire alla sottrazione forzata dei 9 canali sui 27 iniziali assegnati alle tv locali dal Piano Nazionale delle frequenze digitali. L’associazione delle tv regionali Aeranti-Corallo afferma che non è pensabile un ridimensionamento del comparto televisivo locale proprio quando stanno per essere assegnate senza alcun onere, con una gara in forma di beauty contest, sei frequenze (5 DVB-T e una DVB-H o DVB-T2) del cosidetto dividendo digitale interno alle sole tv nazionali. Se questi canali non venissero rilasciati gratuitamente potrebbero infatti fruttare allo Stato introiti superiori rispetto a quelli previsti nell’asta LTE (che sono stati stimati a circa 2,4 miliardi di euro).

Nel decreto correttivo del Milleproroghe inoltre sono state disposte le nuove norme per l’allungamento fino al 2012 della proroga di fine marzo del divieto di incroci proprietari tra televisioni e quotidiani e vengono anche ripristinati dei fondi del Fus per la cultura.


mar
23
2011

Digitale terrestre, quanto pesa alle tasche degli italiani?

23 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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«Vedere il digitale terrestre è semplicissimo. – dicevano – Basta acquistare un decoder, collegarlo e sintonizzare!».  In questo modo, imperterrite, professano ancora ai cittadini le pur scarne campagne d’informazione governative sul passaggio alla tv digitale. Ma a fronte degli infiniti problemi che da mesi tartassano i telespettatori frustrati che vorrebbero guardare semplicemente la televisione, si domandano in molti: Ma il digitale terrestre non doveva essere a costo zero per gli utenti? Ecco l’opinione di Remigio del Grosso, Segretario Nazionale Lega Consumatori estratta da un articolo della rivista Millecanali:

«È la favola degli impianti di antenna che non avrebbero dovuto essere sostituiti. Il segnale digitale, invece, per essere ricevuto adeguatamente, ha bisogno (in molti impianti, ma non in tutti – n.d.r.) di un’antenna di nuova generazione ad ampio raggio di azione (i ripetitori delle varie emittenti spesso sono situati su diverse postazioni anche molto lontane tra di loro), che preveda anche appositi “filtraggi” che consentono la cosiddetta “taratura” dei canali (il segnale di alcune emittenti è troppo forte, mentre quello di altre è troppo debole). I cavi, inoltre, devono essere in perfette condizioni, altrimenti quando piove si bagnano e la Tv si vede “a quadretti”.

D’altronde, basta leggere quello che consiglia la Rai agli antennisti sul proprio sito, sin dall’inizio del passaggio al digitale, per rendersi conto della complessità, ed onerosità, dell’adeguamento: “Negli impianti centralizzati di tipo “canalizzato” (per esempio gli impianti condominiali), e comunque dove sia previsto un filtraggio di canale, occorre adeguare la banda passante del filtro, altrimenti i mux DTT “non passano”.

Occorre assicurarsi, inoltre, che le centraline siano in buono stato (evitare possibili sbalzi di tensione). È opportuno verificare l’integrità di cavi e bocchettoni: l’attenuazione introdotta sul segnale in ingresso in antenna deve essere in linea con quella dichiarata dai produttori della cavetteria stessa. È necessario controllare che il MER non venga degradato nel trasporto del segnale. Si deve prestare attenzione alla distribuzione RF nell’abitazione dell’utente: ciascuna presa d’antenna deve fornire livelli di potenza di campo e MER adeguati al funzionamento del decoder che si intende utilizzare su quella specifica presa (fare un collaudo)”.

Anche il Dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, anzichè stipulare improbabili accordi con le associazioni degli antennisti per tentare di calmierare i prezzi, avrebbe potuto proporre la detrazione dalla dichiarazione dei redditi delle spese di adeguamento al digitale, anche per evitare che gli utenti pagassero in nero oltre 300 euro per il cambio di antenna.

Anche i decoder digitali non sono tutti uguali. Di solito, quelli incorporati nei tv Lcd più commerciali ed economici, sono meno potenti degli apparati esterni. Quindi anche in questo caso, chi risparmia, spreca.
Ma è tutta l’operazione che è stata gestita con l’approssimazione tipica italiana, se si pensa alla querelle – ancora non sopita – dell’LCN (la numerazione automatica dei canali), alla mancata vigilanza sulla qualità dei televisori digitali messi in commercio (alcuni dei quali non permettono il riordino dei canali), mentre si è ancora in attesa di una classificazione dei decoder da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Prima o poi, si spera, il Digitale Terrestre si vedrà dappertutto: ma quanto sarà costato agli utenti, in frustrazione e soldi?».


mar
21
2011

Asta LTE, governo prepara nuova legge anti-ricorsi tv locali

21 mar 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Da un articolo di Enrico Grazzini su Il Corriere Economia del 21/03/2011:

Si complica il pasticcio delle frequenze (per la banda larga mobile – n.d.r): tanto che probabilmente Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico (capace di contraddirsi nel giro di un paio di giorni sui temi del nucleare – n.d.r), sarà costretto a proporre a breve una nuova legge per l’assegnazione delle frequenze con l’obiettivo di evitare il rischio (concreto) che salti l’asta da 2,4 miliardi di euro.

La Legge di Stabilità elaborata da Giulio tremonti prevede infatti che entro settembre nella casse del Tesoro italianao entrino almeno 2,4 miliardi di euro grazie alla gara per i gestori mobili delle frequenze attualmente occupate dalle emittenti locali (e in parte anche dal Ministero delle Difesa). (Ricavi miliardari che a detta degli stessi operatori tlc e dei rappresentanti delle tv locali sarebbero abbondantemente sovrastimati – n.d.r).

Il problema per Romani è proprio questo: le frequenze da assegnare ai gestori mobili sono ancora tutte occuppate. E se non cambieranno le regole di assegnazione, con una legge apposita o con decreti a prova di ricorso ai tribunali amministrativi regionali, sarà praticamente impossibile liberare le frequenze occupate dalle tv locali (che in verità il Ministero ha scelto in modo selettivo escludendo i canali nazionali – n.d.r) e potrebbe saltare anche il passaggio completo dalla televisione analogica a quella digitale (i famosi Switch-off – n.d.r) nelle regioni (Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) nelle quali le frequezne devono ancora essere assegnate.

La situazione è complessa: una parte delle frequenze che andranno all’asta (quelle a 2,6 GHz) è in mano al ministro della Difesa Ignazio La Russa che non vorrebbe darle a Romani senza avere in cambio alcuna ricompensa. Le frequenze migliori e di gran lunga più pregiate (9 frequenze sugli 800 MHz che la Commissione UE ha deciso di assegnare in tutta Europa ai gestori mobili per la banda ultralarga di quarta generazione) nelle regioni già passate alla tv digitale, sono già state assegnate da Romani alle tv locali (la maggior parte ma non tutte – n.d.r) in cambio delle frequenze analogiche prima utilizzate dalle emittenti: e le tv locali ovviamente non vogliono mollare le frequenze digitali appena ricevute (anche perchè il governo ha tagliato le sovvenzioni per il comparto e ha disposto alcune leggi, come l’impossibilità di affitare le frequenze ai network nazionali, che penalizzano fortemente il settore regionale – n.d.r).

Finora il criterio di assegnazione alle tv locali era semplice: una frequenza digitale per ogni frequenza analogica prima utilizzata. Ma adesso le emittenti locali risultano molto più delle frequenze disponibili (prima era 27, ora sono 18 sempre a causa delle scelte sconsiderate del governo – n.d.r). Dovrebbero allora cambiare tutti i criteri di assegnazione. E le nuove regole dovrebbero esssere a prova di bomba perchè altrimenti potrebbero esserci decine di ricorsi al TAR da parte delle tv locali. Per questo motivo probabilmente il governo dovrà ricorrere a una legge per creare nuovi meccanismi selettivi di assegnazione delle frequenze. Per Romani è una corsa contro il tempo, l’asta si dovrebbe tenere entro settembre e non sarà facile risolvere il rebus entro scadenza.

Ma Romani deve affrontare anche un altro problema ancora: dopo il parere positivo del Consiglio di Stato sull’ammissibilità di Sky alla gara (gratuita) per assegnare sei nuove frequenze alle televisioni nazionali, tra cui Rai e Mediaset, dovrebbe finalmente indire la gara (beauty contest – n.d.r.) : ma deve affrontare le critiche simultanee delle tv locali e dei gestori mobili. Le prime denunciano il grande privilegio dei grandi broadcaster nazionali. Secondo Marco Rossignoli, presidente dell’associazione delle emittenti locali Aerenti-Corallo, «se le sei frequenze non venissero date gratis alle tv nazionali, lo Stato incasserebbe più di quanto ricava dalla cessione ai gestori mobili delle nove frequenze digitali già assegnate alle tv locali». I gestori mobili, con meno clamore, pongono al governo un semplice quesito: perchè devono pagare 2,4 miliardi per le frequenze digitali mentre le tv nazionali le hanno gratis?


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