Tv Digital Divide

Blog sul mondo della Tv Digitale Terrestre e della rete Internet

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Archivio del luglio, 2010

lug
30
2010

Rinvio Switch-off nord Italia del digitale terrestre: le date possibili

30 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, News, Tv digitale terrestre
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switch-off 2010Ormai sembra inevitabile. Lo spegnimento della tv analogica nelle grandi regioni del nord Italia subirà un probabile slittamento. Le date degli switch-off del digitale terrestre per Lombardia, Piemonte orientale, province di Parma e Piacenza, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Liguria fissate nel gennaio scorso verranno ridefinite dal CNID martedì prossimo 3 agosto in una nuova riunione convocata dal probabile nuovo ministro dello sviluppo economico Paolo Romani.

Le motivazioni del ritardo, ormai ventilato da qualche mese, sono state discusse mercoledì scorso nella prima riunione del Comitato Nazionale Italia Digitale, e riguardano principalmente i problemi che le tv locali stanno affrontando in questa transizione alla tv digitale.

Nonostante l’Agcom abbia varato un Piano Nazionale di assegnazione delle frequenze tv, non è stata stabilita la ripartizione dei canali per le emittenti locali che attraverso le proprie associazioni minacciano ricorsi nei tribunali amministrativi regionali. La situazione è estremamente intricata in Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Veneto dove sono stati attivati dei tavoli di confronto e di coordinamento tecnico tra le stesse tv locali e le autorità degli stati confinanti per i segnali che si propagano all’estero.

Il Ministero per le comunicazioni vorrebbe applicare il piano PNAF sottraendo le frequenze inutilizzate alle tv locali, e in questo modo potrebbe riservare alcuni canali per la banda larga mobile, altri per le tv nazionali, che possiedono già le migliori frequenze. Ma questa complessa riorganizzazione dell’etere si prevede lunga e difficoltosa nel coordinamento tra le emittenti e nell’esproprio delle frequenze. Inoltre non sono d’aiuto i dati non aggiornati in possesso del MSE sugli impianti di emissione dei segnali tv, e l’annosa questione della numerazione automatica LCN dei canali sul telecomando è ancora argomento di polemica e protesta per le tv locali.

Per questi motivi le associazioni delle tv regionali FRT e Aeranti-Corallo hanno chiesto con forza lo spostamento delle date degli switch-off di 30-60 giorni, e richiedono l’attuazione del Piano LCN varato pochi giorni fa dall’Autorità garante per le comunicazioni (che prevede i numeri 10-19 per le emittenti locali); chiedono inoltre la garanzia del coordinamento con i paesi confinanti per evitare interferenze dai loro impianti; e infine rivendicano le modifiche al Piano nazionale per le frequenze in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. DGTVi e le altre tv nazionali preferirebbero invece rispettare gli step degli switch-off definiti a gennaio.

Da quanto è emerso dalla prima riunione del CNID lo slittamento potrebbe essere quantificato in un mese:

  • la data di avvio dello switch-off della Lombardia, del Piemonte orientale, e delle province di Parma e Piacenza passerebbe dal 15 settembre al 15 ottobre e terminerebbe il 20 novembre;
  • così facendo slitterebbero a cascata anche le altre date per le regioni Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia che si potrebbero fissare dal 25 novembre al 20 dicembre;
  • per la Liguria, regione con il territorio più difficile da coprire con i segnali tv, invece si parla di un rinvio fino a maggio 2011.

Aggiornamento 03/08/2010: sono state notificate dal CNID le date ufficiali degli switch-off del nord Italia (leggi qui per approfondire).

  • Piemonte orientale e Lombardia (con le province di Parma e Piacenza): dal 25 ottobre al 26 novembre;
  • Emilia Romagna (escluse le province di Parma e Piacenza): dal 27 novembre al 2 dicembre;
  • Veneto (con le province di Mantova e Pordenone): dal 30 novembre al 10 dicembre;
  • Friuli Venezia Giulia (esclusa la provincia di Pordenone): dal 3 dicembre al 15 dicembre;
  • Liguria: nel primo semestre 2011 (si parla del mese di maggio anche per verificare la compatibilità radioelettrica con l’area tecnica della Toscana).


lug
23
2010

Banda Larga, tavolo Romani in un vicolo cieco. Telecom non si accorda con gli altri operatori

23 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide
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Da un articolo di Andrea Bassi su MF-Milano Finanza:

alicephibra telecomSlitta a settembre il termine per trovare l’accordo sulla nuova rete a banda larga. Il tavolo Romani per la Banda Larga è finito in un cul de sac dal quale sembra difficile uscire. A mettere all’angolo il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani e gli operatori alternativi è la posizione negoziale assicurata da Telecom Italia.

Ieri Franco Bernabè, amministratore delegato dell’ex-monopilista tlc italiano, ha ribadito la disponibilità a partecipare a una società comune per la fibra, ma solo nelle aree dove sono previsti investimenti infrastrutturali in concorrenza fra loro. Insomma nelle 13 grandi città che Telecom ha in programma di cablare entro il 2012 Bernabè non ha alcuna intenzione di collaborare con Wind, Fastweb e Vadafone.

Secondo gli operatori alternativi che hanno presentato il piano Fibra per l’Italia, invece, la condivisione degli investimenti anche nelle metropoli è una condizione imprescindibile. Probabilmente anche per puntellare meglio la propria strategia negoziale al tavolo Romani, ieri Bernabè ha incontrato Neelie Kroes (commissario UE per l’Agenda Digitale) cui ha illustrato i paini Telecom per rispettare gli impegni europei in materia di banda larga.

Il programma illustrato alla Kroes prevede di raggiungere il 50% della popolazione italiana entro il 2018, anticipando l’obiettivo europeo della metà della popolazione coperta con il broadband entro il 2020. Il progetto Telecom è articolato in 2 fasi. La prima prevede che entro il 2012 si proceda allo sviluppo della fibra nelle prime 13 città italiane. Successivamente, tra il 2013 e il 2018, sarà attivata la connessione di altre 125 città. Entro il 2012 Telecom prevede di investire 9,7 miliardi, di cui 7 nell’infrastruttura di rete e 2,7 nell’accesso.

E proprio a una norma voluta dalla Kroes (varata a settembre del 2009 quando era commissario UE per la Concorrenza) Telecom si è appellata nell’ambito del tavolo Romani per sostenere l’illegittimità di una condivisione delle infrastrutture nelle città in cui c’è già concorrenza tra operatori. La norma in questone è quella che riguarda le linee direttrici dell’UE in materia di aiuti di Stato per consentire il rapido sviluppo della banda larga. In quel documento la UE ha suddiviso il mercato in zone nere (ad alta concorrenza), zone grigie ( dove non ci sono progetti alternativi di reti), e zone bianche (quelle non remunerative), con sentendo la partecipazione pubblica solo nelle zone grigie e bianche. Le uniche appunto, dove Telcom è pronta a condividere gli investimenti con gli altri operatori.

Anche Romani, pur mostrandosi ottimista sulla possibilità di raggiungere un’intesa entra la fine di luglio, ha dovuto prendere atto delle difficoltà del tavolo. Il viceministro ieri ha spiegato che una bozza d’intesa sta circolando tra gli operatori e tutti stanno facendo osservazioni, ma c’è un punto di dissonanza sulle 13 città già coperte dal piano Telecom. Un elemento che ha fatto spostare in avanti, fino a settembre, il termine di chiusura dei lavori.

Intanto iei, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, 12 medie società tlc, tra cui Acmcom, Mclink, Infracom, hanno inviato una lettera a Romani e a tutti i manager già seduti al tavolo, chiedendo di essere ammesse alla discussione sulla banda larga. I 12 operatori hanno già costituito una joint venture e hanno dato disponibilità a partecipare alla sperimentazione e agli investimenti. Ma, dopo un’iniziale apertura, non hanno avuto risposte. Nella nuova lettera gli operatori hanno chiesto di essere immediatamente convocati in modo da poter partecipare anche all’incontro previsto per il 28 luglio con gli altri amministratori delegati.



lug
20
2010

Sky sul digitale terrestre, arriva l’annuncio ufficiale dall’UE

20 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Guerra pay-tv, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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skyCome anticipato ad aprile in un articolo di questo blog, Sky potrà operare sulla piattaforma della tv digitale terrestre in Italia e partecipare alla gara per l’assegnazione delle frequenze tv indetta dal Ministero dello sviluppo economico, a patto però che trasmetta per un vincolo di almeno 5 anni solo canali in chiaro.

Il vincolo imposto nel 2003 ai tempi della funsione tra Stream e Telepiù vietava l’entrata da parte di Sky Italia, come monopolista del satellite, in una nuova piattaforma tv fino al 2012. Oggi, su esplicita richiesta della Newscorp, la Commissione UE ha dato a Sky il permesso di operare sul nuovo mercato del dtt.

La notizia del via libera “condizinato” è stata annuciata pochi minuti fa da Jonathan Todd, un portavoce della Commissione Europea. Lo sbarco di Sky sul digitale terrestre è stato attuabile «viste le condizioni cambiate del mercato – ha riferito il portavoce – Sky Italia può partecipare a questa opzione, a condizione che le frequenze siano utilizzate per trasmettere in chiaro». Quindi senza offrire servizi a pagamento almeno per almeno 5 anni.

I rumors provenienti da Bruxelles di questa mattina sembravano porre in bilico il verdetto: contrari all’ingresso anticipato di Sky nel digitale erano il vicepresidente dell’esecutivo della Commissione Europea, Antonio Tajani, e i commissari maltese, tedesco e romeno; favorevoli invece sembravano i rappresentanti inglese, olandese e irlandese. La decisione, a detta del portavoce dell’esecutivo Ue, Pia Ahrenkilde, invece è stata collegiale e unanime.

Secondo Pia Ahrenkilde sarebbero inesistenti anche le voci di presunte pressioni da parte del proprietario di Sky, Rupert Murdoch, e da parte di Silvio Berlusconi per arrivare alla decisione di oggi. «Non sono al corrente di alcuna azione di lobby di Murdoch, e non c’è nessuna prova al riguardo. Le insinuazioni di pressioni di alto livello all’ultimo minuto sono assolutamente non confermate», ha affermato.

Per quanto concerne la gara per le frequenze (beauty contest condotto dal MSE forse per settembre), Newscorp ha assunto l’impegno in base al quale Sky Italia parteciperà solo all’attribuzione di uno dei cinque multiplex che saranno assegnati.


lug
19
2010

Pay-tv del digitale terrestre: si moltiplicano i canali, cala la qualità video

19 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, Guerra pay-tv, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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cartello mediaset premiumLa tv digitale terrestre è quella nuova tecnologia della televisione che sta introducendo nelle case degli italiani una più vasta offerta di canali tv e di altri tipi di contenuti e servizi, una maggiore definizione d’immagine, l’alta definizione, maggiore fedeltà d’audio e qualche servizio interattivo.

In questi mesi di transizione, sono noti i grossi problemi di emissione dei segnali tv dalla fonte e di ricezione dalle case dei telespettatori,  sono invece rimaste inutilizzate le scarse risorse interattive offerte dalla tv pubblica e dal mercato. Sottolineando che i canali in HD sono appena arrivati sulla piattaforma digitale terrestre, non tutte le novità tecnologiche della nuova tv sono state supportate dal mercato televisivo. I canali nazionali e locali si sono moltiplicati a dismisura, nel caratterisco fenomeno della frammentazione dell’offerta con i canali tematici, sia quelli gratuiti sia quelli a pagamento. E proprio questo proliferare di nuovi canali a pagamento, connesso al fattore profitto nella concorrenza del mercato delle pay-tv e delle risorse limitate delle frequenze dello spettro, ha causato un calo considerevole della qualità tecnica delle trasmissioni degli stessi canali pay.

I consumatori, quelli più attenti, hanno subito notato le differenze. Tra i forum e i gruppi di discussione in rete corrono da mesi le proteste e i reclami dell’utenza delle pay-tv proprio sulla scarsa qualità d’immagine di parte della programmazione di Dahlia Tv e di Mediaset Premium. In particolare le critiche si abbattono su alcuni canali che trasmettono i video con immagini degrate e pixelate (come alcuni video in streaming sul web) causati direttamente dall’ampliamento del bouquet dei canali all’interno dei multiplex. La qualità video di questi canali, che stanno all’interno dei paccheti a pagamento, è stata volontariamente abbassata attraverso compressioni d’immagine elevate che causano una definizione molto più bassa rispetto a quella della vecchia tv analogica. Il cambiamento del servizio non è mai stato comunicato agli abbonati,  sfrutta ancora più la capacità trasmissiva dei Mux digitali per aumentare il numero di canali, in modo da avvicinarsi alla quantità dell’offerta satellitare di Sky.

In molti denunciano il bassissimo livello di immagine dei canali Dahlia, soprattutto Eros e Adult (forse il vero core business dell’azienda svedese di Airplus Tv e TI Media), ma anche dei canali Calcio (che offrono le partite di alcune squadre di seria A e la serie B), e del canale Extreme. Altri consumatori dichiarano che in certi momenti e periodi dell’anno (alla fine della stagione calcistica ad esempio)  Mediaset Premium ha trasmesso sui suoi canali Calcio decine di partite con qualità video infima, quasi fastidiosa alla vista, e ha messo in onda a bassissima definizione anche alcune serie tv e film nei canali Gallery. Dal 18 maggio Mediaset ha fatto spazio nei propri Mux (proprietari e in affitto) per introdurre l’offerta HD (Cinema e Calcio). Per mantenere il numero di canali pay e forse anche per dirottare i consumatori verso le nuove offerte in alta definizione, l’azienda della famiglia Berlusconi ha consapevolmente abbassato la qualità video della programmazione in definizione standard.


lug
16
2010

Agcom vara la numerazione automatica LCN dei canali del digitale terrestre

16 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in News, Tv digitale terrestre
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Comunicato Stampa Agcom (15/07/2010):

agcomIl Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presieduto da Corrado Calabrò ha formalizzato oggi la decisione assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della televisione digitale terrestre.

Il piano, che ha valenza su tutto il territorio nazionale, e comporta l’individuazione di un range di numerazione per categoria di programmi (canali generalisti nazionali, canali locali, canali a diffusione nazionale suddivisi per generi di programmazione) ha assegnato:

  • ai canali generalisti nazionali: i numeri da 1 a 9 e a partire dal numero 20 del primo arco di numerazione;
  • alle emittenti locali: i numeri da 10 a 19 e da 71 alla fine del primo arco di numerazione;
  • alle emittenti locali sono stati inoltre assegnati: i medesimi blocchi attribuiti con riferimento al primo arco di numerazione anche per il secondo e terzo arco di numerazione, nonché tutto il settimo arco di numerazione (700-800);
  • ai canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro sono attribuiti i numeri fino a 70 del primo arco di numerazione, suddivisi nei seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite;
  • ai servizi di media audiovisivi a pagamento sono riservati il quarto e quinto arco di numerazione.

Nel definire il piano di numerazione automatica, l’Agcom si è attenuta doverosamente ai criteri stabiliti dalla legge (“Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, Dlgs 44/2010) che prevedono:
a) garanzia della semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali;
b) rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali;
c) suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di      programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite;
d) individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento.

La soluzione adottata in materia di LCN è il frutto della consultazione pubblica indetta dall’Autorità lo scorso aprile.
Al fine di verificare attitudini e preferenze del pubblico è stato inoltre effettuato un sondaggio condotto da una società specializzata, che ha evidenziato, nella sintonizzazione dei canali del sistema digitale, la prevalenza nelle prime posizioni del telecomando (numeri da 1 a 9) delle emittenti televisive nazionali ex analogiche. Ciò conferma la correttezza dell’ipotesi posta in consultazione, in merito alla quale si sono dichiarate favorevoli le principali associazioni delle emittenti. Dal sondaggio è emerso che oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e che una percentuale significativa (57%) ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze. L’Autorità ha quindi voluto innanzitutto ribadire la libertà per l’utente di riorganizzare la lista canali secondo le preferenze individuali.

Inoltre ha stabilito che le posizioni 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 sono riservate ai servizi di interesse generale come le guide ai programmi, i canali mosaico e tutti gli aiuti alla navigazione e alla libera scelta dei programmi. In quest’ottica, l’Agcom ha confermato l’introduzione, per i decoder digitali terrestri, di una modalità di navigazione aggiuntiva rispetto all’ordinamento automatico, che consentirà di visualizzare la lista di tutti i canali disponibili.
Roma, 15 luglio 2010

L’approvazione del piano LCN, come si prevedeva, ha causato diversi malumori negli ambienti politici, delle tv locali, e della stessa Agcom, al punto che anche all’interno del Consiglio dell’Autorità un commissario, Enzo Savarese, ha votato contro e un altro, Gianluigi Magri, si è astenuto dalla votazione.

Dai politici della Sardegna invece arrivano le più vibranti proteste: «Un sopruso intollerabile – ha dichiarato il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è stato un grave segno di arroganza, compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l’informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola». Il governatore sardo, indagato dalla magistratura per l’eolico, si schiera da mesi con tutto il suo partito a difesa della rete locale sarda Videolina, di proprietà dell’imprenditore Zuncheddu,  editore di svariati organi di informazione vicini al PDL, e minaccia ricorsi al TAR. Ma anche dall’altra fazione politica dell’isola arrivano i giudizi negativi: «Uno schiaffo alla Sardegna, – afferma Valentina Sanna (presidente del PD Sardegna) – un grave segno di arroganza, che non ha tenuto in alcun conto le richieste dei sardi. La Regione e il governo devono difendere l’emittenza locale, che garantisce una libera informazione». E qui certo non si capisce (anzi si capisce benissimo) a chi  si stia riferendo l’esponente del Partito Democratico…

Dopotutto l’Autorità di Garanzia per le comunicazioni lo aveva annunciato: il piano LCN avrebbe scontentato molti. E il piano nazionale di assegnazione delle frequenze  (PNAF) avrà lo stesso effeto, forse anche maggiore. Comunque c’è anche chi si ritiene soddisfatto dall’ordinamento dei numeri del digitale terrestre: per l’associazione di tv locali Aeranti-Corallo e la Federazione Radio Televisioni riservare i numeri da 10 a 19 alle emittenti regionali è un fatto estremamente positivo e consente alle stesse di disporre di 10 numeri consecutivi sul telecomando sui quali possono trovare collocazione quasi 400 tv locali sul territorio nazionale. Inoltre, l’assegnazione dei numeri 10-19 evita discriminazioni tra le diverse tv locali (favorendo così il pluralismo e la concorrenza nel settore) poiché in tal modo viene prevista una numerazione a due cifre per ogni emittente.


lug
14
2010

Romani: subito all’asta le frequenze liberate dal digitale terrestre

14 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Digital divide, Discussione, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Da un articolo di Claudio Tamburrino su puntoinformatico.it:

Appoggiato il piano dell’Agcom per mettere all’asta le frequenze liberate col passaggio alla tv digitale terrestre. Il viceministro Romani chiede di stringere i tempi e di rendere il tutto, dice, più vantaggioso possibile per lo Stato.

Roma – Il buon proposito enunciato da Calabrò nel corso della presentazione dell’ultimo rapporto dell’Agcom, cioè quella di rendere disponibili frequenze da mettere all’asta per la banda larga mobile (in particolare tramite la dismissione di quelle emittenti televisive dimostratesi non in grado di garantire un palinsesto televisivo “degno di questo nome”), ha ricevuto l’appoggio e la spinta del viceministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani.

Il viceministro ha chiesto che l’asta avvenga al più presto e che “sia più vantaggiosa possibile per lo Stato”.

La liberazione di frequenze a favore della banda larga wireless è chiesta dalla Commissione Europea, che ha tra l’altro adottato una proposta che indica in che modo sia possibile destinare parte delle spettro liberato con il passaggio al digitale terrestre per colmare il digital divide. Romani ha parlato di un progetto che “vada di pari passo alla semplificazione necessaria con l’avvento della tv digitale” e dell’ipotesi di destinare alcune delle risorse così incamerate dallo Stato in parte a rimborsare quegli imprenditori televisivi che le liberano (magari volontariamente consorziandosi), in parte come incentivi alla diffusione della banda larga. Discorso, spiega, che va tuttavia affrontato confrontandosi con le altre istituzioni tra cui il ministero del Tesoro.

L’attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze del dividendo digitale dipende però esclusivamente dal Ministero dello sviluppo Economico (e dal suo dipartimento per le comunicazioni), che è retto ad interim e ab aeternum dal “Premium” presidente del consiglio. Il MSE nei prossimi mesi farà da giudice alla gara (il beauty contest) per l’assegnazione dei 5 mux nazionali , avrà l’ultima parola per assegnare alla banda larga mobile i canali sopra gli 800 MHz, e infine potrà decidere di sottrarre impunemente e illegalmente le frequenze dello spettro alle tv locali.

Gli esperti consulenti del Ministero stanno cercando una soluzione che non tolga neppure un MHz ai canali televisivi nazionali (pubblici e privati). Secondo gli studi del Ministero il 29% delle frequenze delle tv nazionali, e il 46% delle tv locali sono reputate inutilizzate o inefficienti. E in effetti molte emittenti locali duplicano i propri canali oppure appongono lo schermo nero all’interno del loro multiplex. Il trucco consisterebbe nel sottrarre gli spazi dello spettro radio inutilizzate dalle emittenti locali, e sistemare le differenti reti regionali in condivisione all’interno dei multiplex in una modalità tecnica chiamata k-SFN. La legge però vincola il Ministero a riservare 1/3 delle frequenze regionali alle tv locali.

Se tutto si svolgerà come promesso da Romani i canali liberati saranno messi a disposizione per l’asta per la banda larga mobile, come previsto dalle indicazioni dell’Unione Europea e dell’Agcom, ma questo comporterà un imponente lavoro di organizzazione per l’assestamento nello spettro delle emittenti locali, che dovranno necessariamente accordarsi, e che a questo punto, se non avranno finanziamenti e incentivi promessi, rischiano nella maggior parte dei casi la chiusura.

inutilizzate (o inefficienti) il 29% delle frequenze delle tv nazionali, e il 46% delle tv locali. Risorse di spettro assegnabili alla banda larga mobile


lug
11
2010

Numerazione LCN, tv locali fuori dai primi 9 numeri del telecomando del digitale terrestre

11 lug 2010 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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numerazione lcnIn via ufficiosa, ma da fonti sicure provenienti dai corridoi degli uffici romani dell’Autorità Garante per le comunicazioni, arriva la notizia più attesa dalle emittenti locali, e pare sia una vera e propria batosta. L’Agcom infatti pare abbia deciso di escludere definitivamente le tv private locali dai primi canali del telecomando del digitale terrestre.

Nonostante la mobilitazione nelle settimane scorse delle regioni, delle associazioni delle tv locali (FRT, CRTL che ora minacciano ricorsi al TAR del Lazio) e dei sindacati che protestano per tutelare la sopravvivienza delle emittenti locali, l’Agcom non ha minimamente mutato il regolamento che definisce l‘ordinamento della numerazione automatica dei canali del dtt, rimanendo ferma sulle disposizioni dettate ad aprile scorso. Perciò come già stabilito mesi fa i primi nove canali del telecomando del digitale terrestre (quelli più facilmente individuabili e accessibili al pubblico) andranno alle tv nazionali (pubbliche e private). Le tv locali e regionali invece saranno posizionate nella fascia compresa tra il numero 10 e il numero 20, ma solo quelle emittenti reputate dai Corecom regionali come risorsa di valore e più radicate nel territorio. Le altre stazioni locali, meno meritevoli, infine verranno tragicamente spostate dal canale 71 in poi.

Ora si fa ancora più intricata la questione dell’emittente sarda Videolina, che il 22 giugno scorso ha ottenuto dal Giudice ordinario del Tribunale di Cagliari il diritto a trasmettere sul numero 9 del telecomando. La sentenza del tribunale costringerebbe Rete A (il multiplex del gruppo Espresso), in particolare col canale Deejay Tv, a non trasmettere più con questa numerazione, ma andrebbe incontro alla violazione delle disposizioni dell’Autorità Garante per le comunicazioni.


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